C’è un festival che non ha una sede fissa, non ha una platea al coperto, non ha un palco permanente. Ha invece le cime delle Alpi come scenografia, i cortili dei borghi come palcoscenico, i sentieri come percorso d’avvicinamento. Si chiama AmbriaJazz, e quest’anno taglia il traguardo della diciottesima edizione con la stessa ostinata coerenza con cui è partito nel 2009.
L’idea era semplice quanto visionaria: portare il jazz in Valtellina, non nei grandi teatri, ma nei luoghi dimenticati, nelle piazze dei paesi, tra le mura medievali e i prati di montagna. A lanciarla, una coppia di “montanari” tenaci, Giovanni Busetto e Norma Ghizzo, affiancati da una comunità di soci e volontari che ancora oggi è l’ossatura del festival. Quel progetto, negli anni, è diventato uno dei festival itineranti più originali del panorama jazz italiano.

Ogni edizione di AmbriaJazz si costruisce attorno a una parola chiave, quasi un tema filosofico che orienta le scelte artistiche e dà senso al viaggio. Quest’anno la parola è PASSAGGI.
Non è una scelta casuale. La Valtellina e la Valchiavenna sono da secoli terre di valichi: luoghi in cui le culture si incontrano, le comunità si mescolano, i linguaggi si contaminano. Il jazz, del resto, è la musica che meglio di ogni altra conosce l’arte del passaggio — da un genere all’altro, da una tradizione all’altra, da una generazione all’altra. “Le nostre montagne”, dice il direttore artistico Busetto, “sono da secoli luoghi di passaggi fisici, di persone e comunità.” Il festival, in questo senso, non fa altro che tradurre in musica ciò che il territorio già racconta da solo.

Molti festival si definiscono “diffusi” per ragioni logistiche. AmbriaJazz lo è per convinzione profonda. Il formato itinerante non è un ripiego, è il cuore della filosofia: ogni concerto si tiene in un luogo diverso, scelto per la sua storia, la sua bellezza, la sua capacità di entrare in dialogo con la musica. Una stazione ferroviaria, il giardino di una villa, un castello medievale, il cortile di un municipio.
Il pubblico non assiste soltanto a un concerto: compie un’esperienza. E per chi vuole viverla fino in fondo, c’è il progetto #jazzcamminante , un invito a raggiungere i concerti a piedi o in bicicletta, accompagnati da una guida che lungo il percorso racconta il paesaggio. Musica e territorio si fondono, e l’ascolto comincia già prima delle prime note.

AmbriaJazz ha aderito alla rete Jazz Takes the Green e porta avanti da anni un modello di festival a basso impatto ambientale: palchi leggeri, amplificazione ridotta, location all’aperto, illuminazione naturale. Ha pubblicato due Report di sostenibilità e nel 2026 invita il pubblico a una partecipazione consapevole attraverso la Carta etica dello spettatore — un documento pensato per orientare i comportamenti senza appesantire il paesaggio con cartellonistica.
Non si tratta di greenwashing. Si tratta di un festival che nasce in montagna, vive di montagna e sente la responsabilità di restituirla intatta.

Il programma artistico rispecchia la stessa filosofia: apertura totale ai linguaggi e alle contaminazioni, attenzione ai nuovi talenti della scena jazz italiana ed europea, equilibrio di genere nelle scelte, e una cura particolare per gli artisti che arrivano in modo sostenibile. Quest’anno, tra gli appuntamenti, ci sono progetti che spaziano dal jazz al blues, il manouche, la musica contemporanea, il tango , passaggi, appunto, tra mondi sonori che sembrano lontani e si scoprono vicini.
Per i più piccoli ci sono i Germogli Sonori, laboratori di musica e gioco all’aperto che affiancano i concerti diurni in quota. Perché il jazz, come la montagna, si impara presto.
Diciotto anni dopo, AmbriaJazz è ancora lì, tra i sentieri e i borghi della provincia di Sondrio, a dimostrare che si può fare cultura autentica senza grandi budget, senza grandi città, senza compromettere il luogo che ti ospita. Basta avere una visione chiara, una comunità che ci crede e , ogni anno , una parola nuova attorno a cui costruire tutto il resto.
Quest’anno la parola è passaggi. Buon ascolto, e buon cammino.

