I serissimi giochi di Mauro Ottolini – Trio Osaki (azzurra music)

Nella galassia di formazioni dirette dal trombonista Mauro Ottolini la più recente, il Trio Osaki, con Thomas Sinigaglia alla fisarmonica e Marco Bianchi alla chitarra classica è senz’altro la più essenziale ed incentrata sul dialogo/contrasto fra i timbri di strumenti raramente affiancati. La scelta pare orientata dal desiderio di toccare il livello più profondo di quella “linfa vitale” costituita dalla passione per la musica, trasmessa ad Ottolini dal Maestro di trombone Lorenzo Riga, al quale l’intero lavoro è dedicato.

Economia di mezzi non significa, però ,passo corto nella traiettoria sonora scelta per il repertorio che, invece, spazia con estrema disinvoltura e fresca inventiva fra jazz di diverse epoche, classica, cinema e musiche del mondo, senza mai perdere la capacità di rivestire forme e contenuti “seri” con la verve ironica e giocosa che è tipica del musicista emiliano. Un’attitudine che accumuna i tre musicisti, pronti ad allinearsi nell’iniziale “O DIABO E A ÁGUA BENTA”, a firma Thomas Sinigaglia, in un’ incursione a tempo sostenuto nei climi sudamericani per poi passare, con un notevole balzo geografico, alle melodie dai sapori balcanici di “ONCE IN A SECRET GARDEN”, tratta dal repertorio della compositrice e pianista armena Karen Asatrian, chr nella parte centrale diventa occasione per un trascinante groove.

Un ritorno al Don Cherry degli anni ’80 con la “ART DECO” riletta in spedita chiave manuche, ed ecco uno dei punti più toccanti del disco : “UNA FARFALLA DI NOME VANESSA” è una tenera dedica e sognante fiirmata dal trombonista alla compagna di tante avventure artistiche, la cantante Vanessa Tagliabue Yorke, con l’intervento degli ospiti Francesco Bearzatti al clarinetto e Giulio Scaramella al pianoforte, essenziali nel dipingere un acquerello che nel finale di colora di blackness.

Ma subito si riparte con il ritmo che scandisce i passi da processione di “CAROVANA NEGRA” di Gorni Kramer, alternando toni grotteschi, raffinate sospensioni ed improvvisazione, per giungere ad “HOMMAGE à ANTON PANN” del sassofonista rumeno Nicolas Simion, con Ottolini alle prese con le sue famose conchiglie per intonare un canto intimo e profondo che nella reiterazione delle frasi diventa ritmo, fondendosi con la voce cristallina della fisarmonica.

L’altra composizione originale di Ottolini, è “ANOTHER SURPRISE” un tema a tempo di valzer sul quale trombone e fisarmonica inscenano una sorta di chase a colpi di agilità e velocità.

Troviamo poi la “SONATA FOR HORN,TRUMPET AND TROMBONE” di Francis Poulenc affiancata alle “OTTOLINI JAZZ VARIATIONS” , operazione che tiene in ammirevole equilibrio due mondi sonori, la classica ed il jazz, attraverso la simbiosi fra la parte tematica e quella improvvisata, una suggestiva ballad latino americana (“FLOR DE LINO ” di Hèctor Stamponi e Homero Expòsito) ed il ritorno delle conchiglie a scandire il tempo nel brillante numero di latin jazz “AND THEN SHE STOPPED” a frima Dizzie Gillespie .

Si chiude con un richiamo cinematografico che esemplifica bene lo spirito di questo disco: poesia, ironia e gioco. E’ il “TANGO DEI CLOWN” di Nino Rota che il trombone affronta con le sue timbriche sordinate e slabbrate, prima di lasciare spazio al solo della fisarmonica.

Trio Osaki è un disco trasformista: dietro l’apparente lievità, (che potrebbe farne un compagno ideale per la presente stagione ) cela raffinate scelte compositive ed esecutive. All’interno di una copertina, disegnata da Marco Zucchinotti e Mauro Ottolini, che rappresenta anch’essa, in forme elementari, concetti elevati :la ribellione contro l’oppressione e l’autoritarismo, e valori libertari, di uguaglianza e fraternità .

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