PMG : una storia che prosegue

Al secondo brano del concerto di La Spezia di Pat Metheny, inserito nel cartellone del 58°Festival Jazz locale (attesi nelle prossime settimane Yellowjackets, Billy Cobham ed il duo Kenny Barron e Linda Ho), una energica versione del classico “Bright life size“, il pensiero è stato che, tutto sommato, sono sufficienti lui e la sua chitarra. Un binomio in grado di creare un intero universo sonoro, fatto di accelerazioni e pause, contrasti e dialoghi, picchi emotivi e oasi di tranquillità. Ma poi no, le due ore di concerto e le poche parole spese dal chitarrista hanno reso evidente che il quintetto sul palco, con Chris Fishman alle tastiere, Joe Dyson alla batteria, Leonard Patton alla voce e percussioni e Jermaine Paul al contrabbasso e basso elettrico, è una band straordinaria e necessaria, “una delle migliori con cui ho mai lavorato” secondo Pat, e che si colloca decisamente in continuità con la storica tradizione del PMG , quello con Lyle Mays, Steve Rodby e Paul Wertico, che per il ventennio 80/90 ha alimentato sogni ed infiammato platee di tutto il mondo. Lo si era intuito dai contenuti del recente “Side eye 3 +” , evoluzione ampliata dal precedente disco e formazione in trio e lo stesso Metheny ha confermato come Fishman e Dyson siano musicisti profondamente cambiati rispetto ai tempi degli esordi: l’inclusione di un vocalist /percussionista e del basso portano la musica completamente all’interno del mondo di Metheny e rappresentano la più credibile eredità di quella gloriosa band.

Entro queste coordinate, il concerto è stato più che soddisfacente, alternando brani nuovi e qualche classico ripescato dalla lunga storia di Metheny (una riesumata “First Circle” non eseguita da anni ) ai brani del nuovo repertorio (“In on it”, l‘ Hammond blues di “Urban and western“), nei quali i cinque musicisti mescolano sapientemente tutti gli ingredienti del mondo Metheny, dalla agilissima base ritmica, alle arie vocali senza parole che sottolineano le parti melodiche, dalle nuances latine al “doppio” della chitarra rappresentato dalle tastiere acustiche ed elettroniche del talentuoso Fishman. Le due ore di concerto hanno concesso anche qualche divagazione rispetto al copione consolidato, quali un pezzo in levare, un’a’ improvvisazione chitarra/batteria nel clima stravolto e distopico di “Song X“, qualche intermezzo acustico .

Due bis alla fine: prima un medley acustico in solo con cenni a diversi classici ed una citazione di “El pueblo unido” per un’America alternativa a quella attuale, e quindi una versione da pelle d’oca del classico “Are you going with me” con il suono della chitarra synth che entra nei cuori di ciascuno per uscire sotto forma di brividi.

E si, allora siamo tutti con te, Pat.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.