Cinque anni dopo “Sleeping beauty” pubblicato in pieno periodo pandemico con la collaborazione del pianista Magic Malik, ritroviamo il quartetto multietnico del batterista bosniaco Srdjan Ivanovic impegnato in una ambiziosa opera in forma di suite dedicata alle origini del mondo secondo la mitologia greca antica, un elemento comune ai quattro paesi mediterranei da cui provengono i membri del gruppo, il greco Andreas Polyzogopoulos alla tromba, l’italiano Federico Casagrande alla chitarra, il bulgaro Mihail “Misho” Ivanov – contrabbasso e lo stesso Ivanovic – batteria, percussioni.
Per la genesi del progetto, parola all’autore: “Guardando un concerto di Nils Petter Molvaer su YouTube a tarda notte, ho avuto un’epifania: volevo realizzare un programma sotto forma di suite, un’opera di 45 minuti o un’ora in cui i brani scorressero naturalmente e continuamente per dare un significato globale, come un film. Ho capito che, anche se viviamo in un mondo di video Instagram di cinque secondi, noi musicisti abbiamo comunque il privilegio di suonare concerti in cui il pubblico ci dedica un’ora o due della sua attenzione. Più che mai, ho percepito la responsabilità di cogliere questa opportunità per dire qualcosa e offrire un’esperienza significativa, invece di concentrarmi solo su ogni singola traccia.“
L’album, pubblicato da Rue Des Balkans /L’Autre Distribution, è concepito quindi come una suite in tre parti : “The Genesis/The Metamorphosis/The Clash” e tutti i titoli dei tredici brani sono in greco, lingua conosciuta da Ivanovic in quella nazione dopo l’abbandono di Sarajevo nell’infanzia del periodo bellico.
Nella narrazione tematica e musicale confluiscono aspetti di molte culture con le quali il musicista è venuto a contatto nella propria esperienza, ed il filo conduttore di una trama dedicata alle origini dell’esistenza secondo
i dettami della mitologia greca e l’interpretazione,antropocentrica degli elementi primordiali, si completa con un mosaico di influenze e fonti, apporti dei singoli partecipanti, che abbraccia jazz, rock, blues, progressive e musica balcanica, quasi a rappresentare in musica il processo generativo dell’universo e la sua varietà di componenti.
Una delle voci dominanti della narrazione è rappresentata dalla tromba di Andreas Polyzogopoulos, dal timbro setoso e dal fraseggio che richiama melismi orientali, nella vena espressiva di Ibrahim Maalouf, con la chitarra bluesy ed estremamante versatile di Federico Casagrande a definire le coordinate di brani che spaziano dalla miniatura lirica di “Tartaros” agli assalti sonori di “Cronos & Rea”.
La prima parte svela alcuni degli elementi identitari del quartetto, dal jazz etnico di “Gaia“, agli inquieti scenari di una “Nix & Erebe” venati di blues ed elettronica, fino alle intense e salmodianti tessiture di “Ether & Hemera” dove la tromba riesce a fondere linguaggi e modalità espressive in mirabile sintesi .
L’elettronica segna l’avvio della seconda parte, per poi dare vita ad una “Oceanos” agitata dalle onde di uno slow blues e chiudersi sulle astrazioni ritmiche e percussive di “Mnemosyne” protagonisti il leader ed il contrabbasso di Ivanov, che inaugura anche la sezione finale orientata a rappresentare l’elemento di scontro fra gli elementi dell’universo in formazione.
“Ouranos” dedica alla divinità che interpreta la volta stellata un tema dai caratteri balcanici in chiave drum and bass che fornisce base alle ampie tessiture delal tromba, per poi abbassare la temperatura ritmica ed affidare la discesa emotiva alla chitarra.
Incastonata fra i giochi percussivi di “Hecatonchires” ed il solo finale della tromba di “Phoébè“, “Cronos 6 Rea” svela l’anima più schiettamente rock del quartetto, con un riff squadrato e metallico che proietta i Balcani fra i vicoli di una fantascientifica metropoli, regalando un tagliente solo di Casagrande.
“Cosmogonie” riesce a creare un linguaggio omogeneo e strutturato partendo da un melting pot di culture musicali diverse che si integrano e completano in una narrazione ricca di svolte e suspence musicale.
Eccone una esecuzione dal vivo in studio dell’aprile scorso.
