Angelo o “Diavola”? – Gabrielle Cavassa (Blue Note)

GABRIELLE CAVASSA – Diavola – Blue Note Supporti: CD/LP

Gabrielle Cavassa, già vincitrice del concorso Sarah Vaughan 2021, approda su Blue Note come leader, dopo essere stata vocalist dell’ultima band di Joshua Redman nell’ottimo “where we are”. Californiana, ma fiera delle proprie origini liguri, Gabrielle si rivela una tigre della scena contemporanea: una presenza magnetica e sexy che sa farsi “pericolosamente” intima quando si addentra nei brani.

Il centro del disco gioca sulla dualità tra “Angelo” e “Diavola”, due brani che tracciano i confini di una personalità ormai ben definita. Da un lato la reinterpretazione di Luigi Tenco, omaggio alla malinconia asciutta della scuola genovese; dall’altro la title track, che potremmo definire come una languida esplorazione dei viscerali contrasti della natura umana, da un punto di vista che più femminile non si potrebbe.

In questa tensione continua tra luce e ombra, come nel bianco e nero della cover, la Cavassa si muove con sicurezza felina, capace di graffiare e ammaliare nello spazio di un sussurro. Joshua Redman figura come co-produttore e ospite con dei cameo che confermano un delizioso incanto tra i due, già emerso nel citato “where we are” del 2023, ma ignoriamo per ora queste loro evidenti scintille d’intesa, perchè il vero motore di questo disco è più in Paul Cornish con il suo pianismo sofisticato e colto -per esempio in “Could It Be Magic” di Barry Manilov strizza l’occhio a Debussy – in grado di tessere suadenti trame per la vocalist, e nel resto della notevole band che vede Jeff Parker alla chitarra, Larry Grenadier al contrabbasso e Brian Blade alla batteria, tre fuoriclasse dei rispettivi strumenti, che non han certo bisogno di presentazioni particolari.

La leader affronta con piglio moderno alcuni standard e classici: da una “Raindrops Keep Falling On My Head” stravolta in ballata in stile torchin’ song (ed accorato, esteso solo di un ispirato Redman), a una versione notturna di “Prisoner of Love”, e ci confeziona una deliziosa “Bossy Nova” imbracciando la chitarra e duettando con Jeff Parker, un brano il cui testo, spiegato dalla stessa Gabrielle “evoca un momento da sogno sulla Costiera Amalfitana e una nuotata nudi in mare, parla sia di evasione che del desiderio di qualcosa di più dalla vita, sia della consapevolezza di provare un senso di appagamento. In definitiva, si tratta di scegliere il sogno e il percorso che sto già seguendo…”

L’inaspettata chiusura con “La notte dell’addio”, ha ancora nuances tricolori, con questa struggente hit impolverata degli anni ‘60 di Iva Zanicchi cantata con un trasporto totale e in un italiano gradevole.

Il disco ha tutto il potenziale per andare oltre la cerchia dei jazzfans, Gabrielle ha il carisma e l’estetica per diventare un vero personaggio del jazz-pop colto: il suo fascino da diva moderna e il flirt con la melodia italiana d’annata la rendono appetibile a un pubblico vasto, che potrebbe ritrovare in lei un’alternativa seducente a Diana Krall o Norah Jones.

(courtesy of Audioreview)

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