Il pianista e compositore Fausto Ferraiuolo ed il clarinettista Gabriele Mirabassi inaugurano su disco una collaborazione nata nell’ambito del Torino Jazz Festival 2025 con l’intento, riassunto nell’assertivo e suggestivo titolo “Disubbidire sempre“, di dare vita ad un dialogo aperto all’imprevisto, alle svolte inattese, alla messa in discussione delle regole.
Un manifesto estetico riassunto molto efficacemente dal pianista autore delle nove composizoni che animano il lavoro : “Disubbidire, in questo contesto, non è un gesto di rottura fine a sé stesso, ma un passaggio necessario nel percorso di crescita e di costruzione di sé. È un atto che appartiene all’infanzia quanto alla maturità: la capacità di deviare, di sperimentare, di aprire possibilità inattese. Come nel jazz, la libertà nasce proprio da questo scarto — dalla tensione tra struttura e invenzione, tra rigore e abbandono. Nel dialogo tra pianoforte e clarinetto, questa attitudine prende forma sonora: la tecnica si piega, si espande, si incrina; il suono si fa talvolta ruvido, arioso, imperfetto, per poi ritrovare equilibrio in nuove configurazioni.
Infrangere la struttura non significa distruggerla, ma attraversarla, reinventarla, renderla viva. In questo percorso, gli artisti dell’Art Brut si rivelano compagni di viaggio ideali. Figure che, per necessità più che per scelta, si sono sottratte ai linguaggi dominanti, tracciando traiettorie autonome e radicali. Tra questi, Oswald Tschirtner, il cui disegno in copertina — proveniente dalla collezione Giacosa – Ferraiuolo — dialoga intimamente con questo lavoro. Nei suoi disegni, ridotti all’essenziale, Tschirtner pratica una sottrazione che è al tempo stesso forma e pensiero: eliminare il superfluo per lasciare emergere ciò che è necessario.“
“Disubbidire sempre” si nutre di questa stessa urgenza: allontanarsi dai sentieri battuti per cercare una libertà più autentica. Una libertà che non è dichiarazione, ma esperienza; non è gesto eclatante, ma pratica continua di ascolto, deviazione e trasformazione. Come nei disegni di Tschirtner, anche qui ciò che conta è ciò che resta: una linea, un respiro, una direzione ostinata. Ed è forse proprio da questa essenzialità che nasce la possibilità di toccare qualcosa di universale — una forma di verità capace di parlare a tutti, senza distinzione.
Il risultato di una collaborazione nata all’insegna di una “consapevole irriverenza” verso le regole musicali proietta, in effetti, suggestioni ed apre orizzonti che travalicano la sfera del linguaggio utilizzato dai due musicisti, esponenti di spicco della scena internazionale contemporanea, in bilico fra il jazz, la musica classica ed altre arti, per toccare intimamente il modo di sentire e pensare, l’etica dell’ascoltatore.
Succede, ad esempio, quando Ferraiuolo e Mirabassi danno vita alle “Domande a me stesso“, indagando con un ostinato ed introspettivo motivo del pianoforte ed una aperta melodia del clarinetto i chiaroscuri di una personalità fino a scivolare in un momento di abbandono dove ogni trama si disperde: il controllo messo in discussione un attimo prima torna in primo piano nella ripresa della parte iniziale.
Oppure, nello svolgimento de le “Domande che non mi piacerebbe ricevere“, dal movimento iterativo ed avvolgente, quando il magnifico solo del clarinetto sembra aprire infinite aspettative e far volare una conversazione che il pianoforte, subito dopo, nella propria parte solista riporta ad una dimensione materiale e “terrena”.
Infine, per rimanere nell’ambito dei titoli evocativi e personali,”Domande che non troveranno risposta” , una narrazione introspettiva che si amplifica in ampie volute per generare poi una leggera melodia aerea: l’aspettativa di una risposta elusa con una battuta.
Dinamiche che ciascun ascoltatore potrà cogliere ed interpretare in base al proprio sentire, ma che raccontano delle qualità alte e della profondità di una musica nella quale la tensione umanistica e le corde morali dei protagonisti sono spesso chiaramente percepibili.
Sull’aspetto più strettamente attinente al dato musicale, il duetto si svolge al confine fra la dimensione narrativa più estroversa (“Reverie“), quella intimista e cameristica (“A deux“, “Berceuse pour Elora“), l’improvvisazione ( “Impro debout“) , le influenze afroamericane (“Bluesol”) e “Domande ad un miliardario”, che vanta una accattivante verve vaudeville.
E’ un connobio che ci si augura di ritrovare presto: ascoltare questo viaggio fuori dalle regole condotto dal virtuoso clarinetto di Mirabassi e dal colto pianoforte di Ferraiuolo è un vero piacere.
Che, per rimanere al gioco delle domande suggerito dagli autori, può rispondere a quella di chi si interroghi sul perchè una persona ami la musica.
