L’autunno blu di Bologna: le rotte del BJF ’26

Bologna in autunno si veste di colori caldi, i suoi portici sanno come coccolare e proteggere mentre il jazz, dal 13 ottobre all’8 novembre, vi aggiunge la sua luce, sorniona, discreta, ma capace di abbagliare. La Dotta si ricorda così di avere il bop nel suo DNA e riaccende i motori del Bologna Jazz Festival con settanta (!) appuntamenti sparsi anche tra Ferrara e Forlì. Niente formalismi particolari, siamo in Emilia: si punta dritti alla sostanza, cercando di coinvolgere anche un pubblico giovane, che da queste parti risponde spesso con calore inusuale, per noi che siamo abituati a platee di lupi grigi spelacchiati.

Il filo conduttore di quest’edizione è — ovviamente — il doppio centenario di Miles Davis e John Coltrane. Si sono sentiti durante l’anno in corso tributi d’ogni tipo, dal più affettuoso al più sgangherato. In molti casi le operazioni messe in campo si sono sviluppate su terreni insidiosi (“Stasera omaggio a Miles”, come se ce ne fosse uno solo, e poi via che si recita a soggetto); un rischio che si prende in pieno il quintetto di Emmet Cohen, atteso il 6 novembre all’Unipol Auditorium con Miles and Coltrane at 100. Un viatico elaborato che ha fatto il giro del mondo e che sviluppa, con il filtro di una personalità pianistica esuberante, alcune schegge del repertorio dei due giganti. Per chi invece preferisce la via italiana alla reinvenzione, senza il timore di affrontare i due maestri in un punto instabile delle loro traiettorie, segnaliamo uno dei migliori gruppi europei in circolazione, il Roberto Gatto Quintet, in programma il 23 Ottobre al Torrione di Ferrara, un club che rappresenta un asso portante del sistema jazzistico dello stivale. In questo caso Gatto si muove attorno a un momento di transizione per Miles & Trane, ovvero alla separazione delle loro strade, con Davis che vira verso la svolta elettrica e Trane verso il suo personal/universale misticismo. Per il resto, i grandi teatri bolognesi viaggiano sul sicuro: c’è il nuovo, intrigante disco “Routes” che costituirà l’ossatura portante del concerto del Fabrizio Bosso Quartet (16 ottobre), c’è la strana ma da un po’ di tempo solida coppia Kurt Elling & Yellowjackets al Duse (3 novembre). Il passaggio acustico di un ex davisiano come Al Di Meola al Celebrazioni? Buono per il cartellone, e per chi predilige certo virtuosismo coloristico a veri brividi jazz. Altro spessore si preannuncia invece il 4 novembre all’Auditorium del MAST: la sponda teatrale più intrigante del festival è infatti il duo composto da Miguel Zenón al sax alto e Luis Perdomo al pianoforte. Con il loro El arte del bolero, fresco di Grammy in tasca, la coppia promette una scossa tellurica tra melodie caraibiche, Antille e improvvisazione pura.
Il grosso del divertimento, però, continua a nascondersi sottoterra, nella fitta rete di club cittadini che tiene in piedi la baracca anche quando il festival si spegne ma il jazz continua. Si comincia subito forte al Binario69, dove il trombone di Filippo Vignato spinge il quintetto del giovane chitarrista Edoardo Ferri (13 ottobre) in territori che cercheremo d’inquadrare al meglio dal vivo. Poco distante, il Camera Jazz & Music Club di vicolo Alemagna vara una programmazione d’alto livello: si va da Vladimir Kostadinovic con niente meno che Joe Locke al vibrafono, (15 ottobre) al “NeXt” Quartet di un totem come Claudio Fasoli (17 ottobre), passando per l’organo bollente di Pat Bianchi (30 ottobre – e replica il giorno dopo al Torrione). E se non bastasse, ci sono pure il contrabbasso monumentale di Rodney Whitaker (24 ottobre)con Greg Burk, e niente meno che Puccini, riletto dal padrone di casa, l’autorevole saxman Piero Odorici e il suo 4tet (31 ottobre).

Poco più in là, la gloriosa Cantina Bentivoglio risponde sfoderando jazz nostrano: dal settetto bizzarro dei Boris Cevapcici (15 ottobre) allo swing immortale della Doctor Dixie Jazz Band (22 ottobre), passando per l’omaggio doveroso al centenario di Franco Cerri (23 ottobre) ed il trio di Francesco Zampini con Jeff Ballard dietro ai tamburi il 29 ottobre. Per chi cerca derive verso pop intelligente e contaminazione di confine, la tappa è il Bravo Caffè. Il club schiera il piano solo di Frida Bollani Magoni (13 ottobre), le corde di Fabio Zeppetella con Jonis Bascir (14 ottobre)e la voce di Sarah Jane Morris supportata dal sax di Gianni Vancini il 29 ottobre

Ancora: lo Sghetto Club ci mette un carico da undici con le spigolature del Nick Hempton Trio e gli afrori mediorientali di Yemen Blues, mentre il Locomotiv ospiterà il delirio cosmico afro-jazz di Idris Ackamoor.

E che ognuno scelga la sua strada, le nostre sono semplici annotazioni di percorso, le formidabili locandine di un gigante della comic-art come Tanino Liberatore sono dappertutto, ci sono peraltro conferenze, master-class, le lezioni-concerto di Emiliano Pintori, DJ set, varie primizie, insomma come potete vedere qui il cartellone è davvero una mappa emiliana da esplorare (link biglietteria) Noi siamo già lì, da qualche parte, a prendere appunti, e a tutto il resto penserà Bologna.

«Ignoro il perché, ma sotto i portici le ragazze ridono più volentieri». (Cesare Zavattini)


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