Chi ha 20 ha vinto?

 “Ecco a voi i 20 dischi jazz più belli del 2018.”

https://www.giornaledellamusica.it/articoli/i-20-migliori-dischi-jazz-del-2018

gdm

L’autoproclamatosi “Giornale Della Musica” a quanto pare non ha dubbi di sorta e ha scodellato per i suoi lettori un’infilata di dischi jazz che sono definiti semplicemente come“i più belli del 2018”. Così d’amblè, tout court, noblesse oblige.

Ovviamente listoni del genere sono fatti per essere discussi e scrutati col lanternino,  stiamo preparando anche noi di Tdj il canonico grigliatone di fine anno ed anche arrivando alla considerevole  quota 20-dischi-20 davvero importanti, è sempre difficile stilare tale elenco senza soffrire un minimo, vista l’incredibile messe di pubblicazioni che intasano un mercato già di per sè bulimico: includere Tizio significa escludere Caio, ma ragazzi, credetemi, se date un’occhiata al listone GDM vi renderete conto che siamo dalle parti della più squisita parodia involontaria.

Non c’è Wayne Shorter, per dire, ma c’è Beppe Scardino.

Non cercate un Blue Note, un Concord, un Sunnyside, uno Smoke Sessions, addirittura un Whirlwind o un High  Note, o che ne so, un Criss Cross, un Mack Avenue, addirittura uno SteepleChase, sarebbe tutta fatica inutile. I maître à penser del Jazz Italiano -che già in passato suggerirono, dando di gomito agli americani in brodo di giuggiole, gli epici capolavori figli della nouvelle vague della Italian way of Jazz, che a quanto pare sta vivendo a mia insaputa una sorta di epocale Rinascimento – stavolta si superano e vogliono davvero stupirci con caleidoscopici effetti speciali, a miracol mostrare.

Totalmente ignorati i settori portanti della discografia jazz. sia in fatto di major che di indipendenti, per non parlare dell’intero continente latino, i discrimini principali paiono essere due:

1 – Anzitutto, le copertine! Esse devono essere tendenzialmente astruse, post-moderne, transavanguardiste, incomprensibili ai non adepti, preferibilmente avulse da titolo e contenuto, molto apprezzate quelle con geroglifici pseudo africani, cerchi nel grano, ingrandimenti di caciotte, altalene abbandonate, code sulla A4 riprese dal cavalcavia e tante, tante foto sfuocate di paesaggi innevati o spazzati dal vento;

2 -Secondo requisito essenziale, oggi più di ieri e meno di domani: la sostanziale assenza di swing, seppur minimo o in dose omeopatiche, nelle incisioni selezionate, via da quel pazzo “mainstream” funesto che infiniti addusse lutti agli Achei. 

Sfumano così, ahinoi, nel perenne oblio i lavori di Fred Hersch, Kenny Werner, Harold Mabern, Stanley Cowell, Brad Meldhau, giusto per rimanere solo ad un pugno di pianisti che ha fatto cose superbe nell’anno ancora in corso, ma non figurano tra i più belli nemmeno Joshua Redman, Ambrose Akinmusire, McLorin Salvant, JD Allen, Logan Richardson, John Scofield, Bill Frisell, Charles Loyd, David Murray, Ben Allison, Joe Lovano, niente Chucho Valdez, Charlie Sepulveda, Eddie Daniels o Miguel Zenon, niente orchestre tipo la SF Jazz Orchestra o, dio non voglia, la JLCO di Marsalis, e si potrebbe andare avanti fino a domani.

Non c’è Keith Jarrett, per dire, ma c’è Giovanni Guidi.

E se non vi fa ridere nemmeno questa ragazzi allora avete davvero uno spirito di patata, e conviene provare con la reunion della collaudata coppia Boldi/De Sica, pronta a calare su di noi come una piaga d’Egitto.

……Merry Christmas!

7 Comments

  1. Ero presente al Lincoln Center di New York (Rose Theater) l’altro giorno venerdì 21 dicembre 2018 al concerto di Natale della Big band HOLIDAYS di Marsalis. Probabilmente le riprese del concerto di Natale nei video mostrato più sopra sono dello scorso anno. La formazione era diversa quest’anno. Ho scattato qualche foto e video dal “Balcony” proprio sopra l’orchestra. In primo piano la sezione trombe con Wynton Marsalis anche come Music Director assieme al sax tenore Victor Goines. La sezione trombe: RYAN KISOR, KENNY RAMPTON, MARCUS PRINTUP e naturalmente WYNTON MARSALIS. Formidabile orchestra.

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  2. Ho realizzato un piccolo video di Natale (artigianale senza pretese) ma con le riprese dal vivo della BIG BAND HOLIDAYS condotta da Wynton Marsalis venerdì 21 dicembre 2018 al ROSE THEATER di New York nel contesto del “Jazz at Lincoln Center’s” (anche se non era permesso fare riprese video ma scattare soltanto fotografie!) ma non ho resistito a non tenere premuto il tasto della registrazione seppure per pochi minuti. Ho ripreso un frammento del brano “Jingle Bells” di James Lord Pierpont arrangiato da Ernie Wilkins.
    La formazione completa dell’orchestra: WYNTON MARSALIS, RYAN KISOR, KENNY RAMTON, MARCUS PRINTUP (trombe) VINCENT GARDNER, ELLIOT MASON, CHRIS CRENSHAW (tromboni), TED NASH, SHERMAN IRBY, CAMILLE THURMAN, PAUL NEDZELA (saxes), JAMES CHIRILLO (Guitar), DAN NIMMER (piano), CARLOS HENRIQUEZ (bass), CHARLES GOOLD (drums) e 2 ospiti cantanti: VUYO SOTASHE e VERONICA SWIFT.
    Formidabili gli arrangiamenti.
    Mario Fragiacomo

    LINK AL VIDEO: https://www.facebook.com/FRAGIACOMOMARIO/videos/vb.1531195210/10218085405556601/?type=2&theater&notif_t=video_processed&notif_id=1545771837060144

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      1. E’ con vivo piacere che resto in contatto con la vostra redazione. Ricordo con piacere un servizio sul mio primo gruppo milanese il Jazz Quatter Quartet a Milano (con Enrico Del Piano, batterista e poi il fratello Roberto Del Piano e il sassofonista Marco Lasagna) sfociato con la produzione del nostro primo album “Ali” per la storica etichetta del pianista Gaetano Liguori (inizio anni ’80). Bei tempi 🙂 ma dello storico gruppo Mitteleuropa Ensemble che ho condotto per 30 anni con una bella produzione discografica (da “Trieste, ieri un secolo fa” a “Mitteleuropa” con Markus Stockhausen a “Frammenti”, “Latitudine Est”, fino a “Balkan Project” e naturalmente fino all’attuale “Tromba di latta del confine orientale italiano” (2014) che è naturalmente anche un libro scritto da Luigi Maria Guicciardi e presentato dal maestro Giorgio Gaslini.chissà se qualcuno ne parlerà …. Un caro saluto

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