40 anni fa

Charles Mingus, Paris 1964 by Guy Le Querrec

Quel cinque gennaio di quarant’anni fa, quando morì a Cuernavaca, cinquantasei balene si arenarono sulla spiaggia di Acapulco.

(…)

Un curioso ma poco noto aneddoto vuole che Mingus abbia scritto e registrato in condizioni difficili ( lamentò che il regista Elio Petri non gli avesse fatto vedere neanche un’ immagine del film) la colonna per Todo Modo. Ma che alla fine Petri, consigliato da un giovane Renzo Arbore che la giudicava «sconclusionata» ( sic) e poco adatta all’atmosfera del film, decise di affidare le musiche a Ennio Morricone.

Fonte: http://ildubbio.news/ildubbio/2019/01/04/cosi-il-folle-mingus-cambio-il-destino-del-jazz/?fbclid=IwAR18qtNv8i7cxWRNknuND_4t-gRynKGBPogolESIvzRrfztT7hDX13URXi4

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1 Comment

  1. Quanto alla colonna sonora di ‘Toto modo’, ecco un altro caso di infelice tentativo di sposare jazz e cinema: ci sono peraltro altri illustri precedenti (le impegnative partiture composte da Ornette Coleman per ‘Chappaqua’, film di Conrad Rooks, tanto per citare un solo esempio). In particolare il jazz moderno appare molto spesso come un oggetto sonoro troppo ‘ingombrante’ per rientrare nella mera funzione di commento prevalentemente richiesta dal cinema (in particolare da quello italiano del periodo ’60/’70). Più felici sono state esperienze con registi già favorevolmente predisposti ed inclini personalmente alla musica afroamericana, che hanno voluto e saputo inserirla nelle loro opere quasi come un personaggio, o quantomeno elemento di rilievo della narrazione: i primi nomi che mi vengono in mente sono Louis Malle ed il nostro Bernardo Bertolucci. Recentemente dalla Polonia viene un altro esempio di questo tipo, gli affascinanti film di Paweł Pawlikowski, in particolare lo splendido ‘Cold War’ che appunto vede la musica protagonista in primo piano: questo film mi ha d’istinto richiamato il ricordo di Krzystzof Komeda, grande musicista in proprio (ahimè non è facile reperire suoi dischi) e capace di aggiungere affascinante tensione ai primi film di Roman Polanski (uno per tutti, il folgorante esordio de ‘Il Coltello nell’acqua’). Ritornando al nostro Petri di ‘Toto Modo’, non metterei sul conto di Arbore quest’occasione mancata: il film in questione era essenzialmente un film d’attori (e che attori…. unica occasione per assistere ad un duello diretto tra Volontè e Mastroianni in un ruolo luciferino quasi unico nella sua carriera), un kammerspiel molto clasustrofobico, cui forse si addiceva di più l’enfasi teatrale di Morricone. Del resto la composizione di musiche per film è da tempo un campo molto chiuso e specialistico (anche per le condizioni rocambolesche in cui si lavorava, specie nel cinema italiano di qualche decennio fa), molto problematico e critico pensare ad un inserimento occasionale di musicisti abituati a ben altra libertà, e soprattutto così umorali e poco disciplinati come il grande Mingus. Milton56

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