Kenny Werner – The Space

KENNY  WERNER – The Space – (Pirouet Records) € 20,00

La “maestria senza sforzo” del superbo pianista e compositore Kenny Werner riluce al prisma di questo “The Space”, in pianoforte solo, perfettamente inciso da una label tedesca da tenere d’occhio: la Pirouet.

Nativo di Brooklyn (classe ’51) Werner vanta ormai una lunga carriera on stage che lo ha visto guidare vari gruppi e lavorare come sideman con Archie Shepp, Joe Lovano, Toots Thielemans, Mel Lewis, addirittura Mingus, mostrando nel corso dei lustri un amore ed un’aderenza al jazz di altissimo livello, tanto è vero che lo si è visto eccellere utilizzando vari stilemi, dallo stride alla big band, con una naturalezza e una genuinità immediatamente riscontrabile. Ho avuto più volte la fortunata occasione di ascoltare questo artista dal vivo, sempre alla guida del suo fidato trio (Joannes Weidenmueller contrabbasso, Ari Hoenig batteria), ed ogni volta, spesso verso la fine del concerto, veniva proposto almeno un brano in pianoforte solo, spesso uno standard, un intimo colloquio con lo strumento, immerso nella narrazione di un racconto sempre molto personale, venato di zen e solare introspezione.

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Questo lavoro solitario mantiene quel medesimo approccio e si dipana attorno al lungo brano (16 minuti) eponimo posto in apertura, una composizione che Werner ritiene la più importante tra quelle finora composte, e che corrisponde ad un capitolo del suo celebre libro “Effortless Maestry”, una sorta di filosofica guida musical/spirituale che è al contempo un must per ogni improvvisatore, ed in “The Space” il concetto werneriano di spazio si svela in un’ampia introduzione di singole note disposte con grazia naif ed un repentino cambiamento di mood, intorno ai 5 minuti, con l’eloquio che si fa complesso ma non viaggia verso un climax scontato, piuttosto rallenta, si fa oscuro e profondo, portando l’ascoltatore ad accendere l’attenzione a livelli massimi, mentre l’implacabile pianista lo conduce senza blandirlo mai, tra galassie in una stanza, baluginìi di stelle, dolori lontani e nuovi ricordi come schegge di anni luce tra i tasti.

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Il resto del disco, beh, è pura goduria.

Werner va a rileggere, omaggiandolo da par suo, il ben più celebre collega Keith Jarrett (“Encore from Tokyo”), si addentra circospetto nella evansiana “You Must Believe in Spring” (di Michel Legrand), tornisce con intensità uno standard molto amato come “If I Should Lose You” (Rainger/Robin) piazza un original (l’avventuroso “Fifth Movement”) e ben due brani scritti dal sassofonista e produttore Jason Saizer totalmente ascrivibili alla sua poetica (“Taro” e “Kiyoko”) prima di chiudere i giochi con un altro dei suoi original da k.o. tecnico, la ballad “Fall From Grace”, che sigilla con grazia uno disco importante, che troverà sicuramente “spazio” nel cuore di molti jazz-fans.

(Courtesy of AudioReview)

kemmeeeeuuu

 

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