DIARIO DI UN TURISTA DELLA MUSICA – 3. NEMESI

NEMESI, sostantivo femminile
Dal gr. Némesis, nome della dea della giustizia, der. di némō ‘distribuisco’
Personificazione della giustizia, in quanto garante di misura e di equilibrio spec. politico-sociale, e come tale divinizzata nell’antichità classica; modernamente intesa come fatale punitrice della tirannide e dell’egocentrismo attraverso le alterne vicende della storia; com., vendetta.

Perugia, Teatro Morlacchi, 17 luglio, è mezzanotte passata. A momenti sale sul palco il sestetto di Marquis Hill (doveva esser un quartetto, non una parola sulla nuova formazione, ma è inutile ripetersi), nella piccola platea saremo sì e no in una ventina. Ci scambiamo sguardi costernati con una vecchia conoscenza, nemmeno un jazzfan hardcore, ma anche lui basito dall’infelicissima collocazione riservata a quello che è quasi un debutto italiano di un musicista di gran classe, accompagnato da credenziali di ferro. Poco prima che le luci si abbassino in sala, un bel gruppo di giovani entra in platea e la popola, sia pure in modo sparso. Da dove vengono? Cosa li ha portati qui? Non facciamoci domande, di fronte ad uno scampato pericolo…. Seguono quasi due ore di musica, dove in ogni momento è apparsa palese l’assoluta determinazione di Hill e dei suoi a fornire una performance curata nei minimi dettagli, è evidente che tengono moltissimo a questo debutto ad Umbria Jazz, qualcuno gli ha parlato dell’importanza di questo Festival…. come era sino a non molti anni fa. La musica scorre raffinata e sofisticata, (spoiler) io ho fatto 500 km per questa band, ho sei ore di treni (tre) sulle spalle e la stanchezza picchia duro…. Beh, lo rifarei di nuovo, senza esitazioni. Ma lasciamo perdere i vecchi gufi, intossicati da quasi cinquant’anni di questa strana musica…. Ma i giovinetti cresciuti con la fast-music dello streaming e delle playlist che fanno? Sbuffano e sbadigliano? Alla fine del primo brano parte un boato che sembra moltiplicare per tre o per quattro i presenti in teatro: dopo il concerto proseguirà tra crescenti e sanamente scomposte manifestazioni di entusiasmo che accompagneranno ogni assolo del gruppo. Pur non sapendo fischiare, contribuisco come posso alla bagarre, in certe occasioni il mio motto è “Senza vergogna”. Dopo due bis il concerto si conclude alle due passate: a momenti non si sente nemmeno una surreale tramontana che spazza la città alta, penso alla Minimetro chiusa mezz’ora prima (ah, Perugia, cosa ci vuole per una settimana l’anno e con la città piena di spettatori del Festival a prolungare di un’oretta il servizio di una funicolare automatica? Misteri italiani…) ed a quelli che dovranno farsi chilometri a piedi per tornare in città bassa a dormire. L’entusiasmo per una nottata emozionante si mescola però ad una discreta incazzatura per l’occasione perduta di far conoscere ad un pubblico più vasto una delle migliori espressioni della Great Black Music odierna: il test sui giovani spettatori occasionali parla da sé.

Qualche giorno dopo in Rete mi imbatto nella seguente NOTIZIA : un’altra Hill, Ms. Lauryn Hill, si è presentata con un’ora e mezza di ritardo sul palco principale di Santa Giuliana. Non conosco le sue credenziali artistiche, magari emulerà Billie Holiday, Aretha Franklin, Diana Ross od anche Erikah Badu (protagonista nel 2011 sulla stessa scena di un bello e professionalissimo concerto di ringraziamento per il suo esordio ad Umbria Jazz di qualche anno prima). In futuro, però…. Imbarazzi nella scelta della mise? (i bene informati parlano di un TIR di costumi al seguito…). Quel che è certo è che il concerto è iniziato più o meno all’ora in cui sarebbe dovuto finire, con contorno di polemiche varie, l’organizzazione che precisa di non esser tenuta ad alcun rimborso e via di questo passo. Bel successo d’immagine, consumato davanti ad una platea di 2.000/3.000 persone. Non posso fare a meno di pensare a Bud Powell protestato su due piedi da un famoso club parigino nei primi anni ’60 per essersi servito un drink senza previa autorizzazione del gestore: stiamo parlando di uno dei capostipiti del piano jazz moderno in quella che all’epoca era senz’altro la ‘seconda patria’ di questa musica dopo New York. Ho sempre pensato che il fratello del Figliol Prodigo di evangelica memoria avesse qualche ragione nello sbattere la porta della magnanima casa paterna: avrei tanto voluto che Ms.Hill fosse stata accolta da una bella bordata di salutari fischi… Ma si sa, noi italiani siamo una nazione intrisa di profonda ed insondabile spiritualità, come il caso del forfait di Jarrett di qualche anno fa dimostra: dal ‘Mai più qui!’ in un paio d’anni siamo passati alla macellazione del vitello grasso (un’intera mandria, ritengo..) per il Figliol Prodigo di ritorno con tanto di jet executive. Per fortuna Ms. Nemesi in certe occasioni invariabilmente si presenta: puntuale, pure…. 😉 Milton56

Frans Franken il Giovane (1581-1642), “Il Figliol Prodigo”. Lo scafato ‘Secolo d’Oro’ fiammingo aveva una visione molto personale della parabola, anticipando di parecchie lunghezze il nostro D’Andrè…..

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