Pirateria, streaming o Bandcamp ?

Non comprate cd pirata. Fateveli prestare dai vostri amici e fatevene una copia. (Maurizio Crozza)

Recenti articoli di riviste, specializzate e non, riportano come le vendite di vinile abbiano superato quelle del cd, fatto salvo naturalmente che ormai è lo streaming il mezzo più utilizzato per l’ascolto della musica. Spotify, Deezer, Apple e altri minori hanno preso possesso del mercato, a spese soprattutto dei musicisti, che si vedono ricompensati del loro lavoro con poco più che un pugno di briciole .

Nel campo jazzistico, già di per sé assolutamente marginale rispetto alle vendite, ci sono grosso modo tre tipologie di musicisti in Italia: quelli che hanno un nome ed una fama acclarata e che vantano contratti con le major. Pochi altri ,coraggiosi e intraprendenti che, per evitare pressioni e ingerenze, fondano una loro etichetta. La gran parte infine, invece incide per piccole label, spesso di vita precaria e mal distribuite, oppure si appoggia a portali come Soundcloud e Bandcamp, dove è possibile farsi conoscere e vendere la propria musica con solo una piccola percentuale che va ai web masters

Solo pochissimi anni fa, di fronte al crollo delle vendite di ogni tipo di supporto, le principali majors scaricavano la colpa al downloading illegale grazie alla nascita di motori che permettevano il peer to peer, cioè il libero scambio tra appassionati. Napster fu il primo nome, prontamente chiuso, al quale però ne seguirono talmente tanti altri che la partita apparve abbondantemente persa fin da subito.

Come tutti gli appassionati di una certa età, anch’io ho la casa letteralmente imbottita di ogni tipo di supporto: long playing, compact disc, musicassette, dvd, cassette dat, videocassette. Nel corso del tempo sono stato un ottimo cliente di tutti i migliori negozi di dischi italiani e non, per non parlare degli acquisti per corrispondenza. Poi è arrivato internet e le sue possibilità, in questo campo, pressochè infinite, che hanno dato una brusca svolta ai mezzi e ai sistemi con i quali veniva commercializzata e fruita la musica (che fine hanno fatto i negozi di hi-fi?) .

Ci sono in rete, ad esempio,  decine di blog che mettono a disposizione album fuori catalogo e assolutamente irreperibili diversamente oppure registrazioni live prese dalle emissioni delle varie radio nazionali, con una qualità audio assolutamente concorrenziale. Poi ci sono siti dai quali si può scaricare l’ultima novità del mercato o l’intera discografia del musicista di riferimento.

E’ prassi comune distinguere come legale, e di conseguenza morale, tutto ciò che si acquista a prescindere dal formato e illegale tutto ciò che si scarica gratuitamente. Chissà perché una simile distinzione non si è mai fatta per le musicassette, le cassette digitali o i compact disc o i dvd registrabili. Probabilmente perché il supporto doveva essere comunque acquistato da quella stessa industria che oggi si lamenta . E mentre è legale vendere compact a 20 euro, o il vinile a 40, è ugualmente morale che solo 2, massimo 3 euro vadano all’artista ? Considerando che il materiale costa pochi centesimi, non è difficile immaginare dove e a chi vada tutto il resto.

La versione contemporanea dei supporti registrati è oggi rappresentata da Deezer, Apple e Spotify, siti dai quali è possibile ascoltare qualsiasi genere musicale anche gratuitamente senza per questo avere il “possesso” del materiale. E’ tutto perfettamente legale, anche che ai musicisti vada una fetta invisibile della torta. Non è un caso quindi che alcuni artisti e anche qualche piccola etichetta abbiano messo a disposizione gratuitamente parte o tutta la propria produzione in rete. Le vendite, in particolare in campo jazzistico, sono cosi’ risibili che a parte forse qualche grosso nome, nessun musicista può vivere di questo. Troppo facile scaricare la responsabilità alla pirateria e non parlare invece dell’industria discografica che per decenni ha mantenuto i prezzi oltre il limite della rapina e che, nel caso del download, strepita perché si vede scavalcata senza nessun ritorno materiale. In campo jazzistico comunque, il download illegale rappresenta una fetta di proporzione lillipuziana rispetto al già misero mercato.

Bisogna prendere atto della nuova realtà, e questo lo debbono fare tutti, musicisti e produttori per primi. Un tempo motori che proponevano musica gratis venivano chiusi con gran dispiegamento di media. Oggi grazie allo streaming il download è molto meno incisivo, la pirateria pare essersi convertita ad un più semplice e meno rischioso banchetto bulimico, quello offerto da Spotify ad esempio, dove è possibile trovare album diversamente irreperibili ed una vastità di scelta inimmaginabile . Fino a pochi anni fa un mondo in cui sterminate librerie di canzoni erano accessibili gratuitamente oppure pagando una quota fissa mensile, relativamente bassa, era pura utiopia. Ebbene, ora esiste, e permette la fruizione dei contenuti anche gratuitamente a patto di sopportare pubblicità invadente.

Giusto ? Sbagliato ? Se ne può discutere fino alla sfinimento, anche nello stesso streaming il confine tra legale ed illegale è in molti casi piuttosto sottile, ma sta di fatto che la realtà è questa e appelli alla “moralità” che vengano dai discografici mi appaiono piuttosto pelosi. Credo piuttosto che una più corretta politica dei prezzi adottata per tempo avrebbe si contribuito a sanare il deficit delle major e a calmierare il download illegale. L’unico appello alla “correttezza” che sia degno di essere preso in considerazione è quello dei musicisti stessi, ma ormai vedo che anche loro hanno preso atto che il maggior numero di compact si vende ai concerti. Lo testimonia il gran numero di negozi di dischi che hanno abbassato la saracinesca.  

Diverso il discorso per le piccole etichette, frutto di passione e di duro lavoro, per ricavare, come ogni altra impresa commerciale, un legittimo guadagno dalla vendita dei CD.
Questo naturalmente retribuendo i musicisti coinvolti ma anche coprendo i costi dell’investimento.
Se non si vendono i CD e l’impresa non ha entrate, l’unico esito prevedibile, presto o tardi, è il fallimento.
Quante etichette discografiche indipendenti, in un mercato piccolissimo come è il jazz, rischiano di subire questo destino?

Qualsiasi impresa commerciale in questo ambito si trova a combattere una battaglia impari e senza tutele. Stiamo vivendo ormai da anni una specie di “tempesta perfetta” che consente questa sorta d’illegalità diffusa e percepita in ogni caso come del tutto innocua. Di fatto è uno tsunami dai danni per ora incalcolabili, basta sentire qualsiasi musicista o addetto ai lavori. L’alternativa è affidare i propri prodotti allo streaming, con guadagni ridotti all’osso ma, almeno, una parziale visibilità.


E quindi come uscire da questa situazione? Magari ci troveremo a scaricare dalla rete solo dischi fuori catalogo perché quelli nuovi non ci saranno più. Personalmente ho iniziato ad acquistare  i compact offerti dai musicisti su Bandcamp,  acquisti mirati, dando preferenza ai jazzisti italiani, in particolare a quelli ingiustamente rimasti lontani dai riflettori principali. Spessissimo si trovano autentiche gemme, oltretutto a prezzi assolutamente morigerati. Bandcamp  una volta al mese consente di vendere senza commissioni. Tutto il ricavato va direttamente ai musicisti. Un affare per chi vende e per chi compra. Provateci.

Da appassionato non posso che dispiacermi per questo ridimensionamento complessivo del mercato, una perdita culturale prima che commerciale, per non parlare poi della situazione concerti live imposta dal lockdown. Acquistare su Bandcamp è esperienza di reciproca soddisfazione ma è anche impossibile fingere di non vedere le possibilità che la rete  propone

Ciò detto, chi è senza peccato…

Link interessanti:

https://www.corriere.it/tecnologia/economia-digitale/13_luglio_18/pirateria-file-musicali-spotify_b2cc60a8-efad-11e2-9090-ec9d83679667.shtml

1 Comment

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.