Considerazioni di un Impolitico – 13 . RAI: di tutto, di peggio

Incliti lettori, non vi nascondo che di questi tempi non è facile trovare ispirazioni e spunti per proporvi qualcosa di interessante e stimolante sul mondo della musica che amiamo.

Ma oggi sono stato fortunato. Lo spunto mi è stato recapitato comodamente a domicilio. Una mail di Change.org, il sito web che si fa tramite di petizioni promosse per le più varie cause, diffondendole ed invitando gli utenti a condividerle.

Scorro l’oggetto e già è un sobbalzo: arrivo in fondo al breve paragrafo di presentazione, ed il problema dell’ispirazione è risolto d’incanto. Nonostante l’inveterato disincanto ed una punta di cinismo che mi contraddistingue, a lettura finita l’indignazione, e direi l’ira, sono incontenibili: dopo un pugno di minuti (prima vengono la firma e la condivisione con tutti i possibili conoscenti interessati) eccomi qui a scriverne.

La nostra ‘amata RAI’ (non foss’altro che per quello che ci costa…) ha deciso di chiudere al pubblico gli storici studi radiofonici di Via Asiago e del Foro Italico a Roma e, giacchè c’erano, anche lo Studio M di Milano (a dimostrare l’attenta pianificazione dell’operazione, ci si è persino ricordati che a nord della Linea Gotica esiste ancora una sede RAI….). Lo scopo è quello di trasformarli in ulteriori studi televisivi: evidentemente la marea di chiacchiere, urli ed invettive che riempiono gli altri è debordata ed urge allestire ulteriori vasche di contenimento….

Ovviamente la misura colpisce gravemente soprattutto RadioTre, in tempi migliori principale utilizzatrice di queste strutture con concerti e pieces teatrali prodotte in autonomia e soprattutto con il coinvolgimento di un pubblico presente in studio. Chi ha le mie primavere sulle spalle si ricorda di storici concerti lì tenutisi: ci è passato persino Ornette Coleman con una formazione poco documentata (lo so, era il 1968, ne avevamo parlato qui… ), più recentemente (ma non tanto…) era stata la volta di giovani band come quella di Francesco Diodati, dopo era toccato ad Enrico Pierannunzi… e l’elenco potrebbe essere ancora lungo, risalendo indietro nel tempo.

Oltre a dimostrare ad abundantiam il disinteresse dei vertici RAI per la radiofonia (testimoniato anche dalla scarsità di investimenti tecnici ad essa riservati), la questione risulta un’oggettiva minaccia per il futuro di RadioTre: non occorre essere degli esperti del settore per capire che privarla di ogni significativa capacità di produzione autonoma (e qui non parliamo certo dei budget milionari di talk show, telequiz e soprattutto di fiction varie…. perlopiù appaltate all’esterno, tra l’altro…. ) significa farla regredire sempre più al livello di una sorta di jukebox destinato a metter in onda contenuti registrati forniti dall’esterno ed inquadrati da una presentazione da studio. Formula non solo povera, ma che rischia di ispirare ulteriori e più drastiche iniziative di ridimensionamento e/o ‘ottimizzazione’: basti pensare al fatto che pochi mesi fa si era pensato addirittura alla soppressione del canale tv RaiStoria, un’innocua e civile nicchia in cui un pugno di spettatori di buona volontà può trovare un piccolo antidoto alla valanga di corbellerie (per non dire di peggio….) che si sentono in altri canali a proposito del nostro passato. In questo caso le ineluttabili ‘esigenze aziendali’ erano così irrinunziabili che bastò il modesto clamore sollevato da alcuni accademici ed amplificato da alcuni articoli di giornale (mira popolo, doveva esser giornata povera di news trash…..) per far calare sul ‘progetto’ una coltre di silenzio, speriamo definitivo, ma non si può mai dire.

La petizione in questione (sotto riporto il link relativo alla sua pagina) è stata promossa da Sandro Cappelletto e Guido Barbieri, due note ‘voci’ di RadioTre, entrambi impegnati nelle conduzioni musicali. Complimenti per il coraggio, considerato che si tratta di gente che lavora a contratto, al contrario degli apparatchniki che hanno partorito questa brillante iniziativa. A dimostrazione della squisita sensibilità e conoscenza della propria utenza, pardon, mi scusino, della propria ‘clientela’ dimostrata da questi ultimi, la petizione, partita con l’obiettivo di raccogliere 7.500 firme, dopo poche ore ne ha già raccolte oltre 10.400: in testa alla lista ci sono adesioni molto ‘pesanti’ ed illustri, come potrete rendervi conto visitando la sua pagina.

Insomma, fatte le debite proporzioni, i vertici RAI si accingono a raccogliere un ulteriore ‘successo d’immagine’ simile a quello registrato nell’affaire ‘Concertone 1 maggio/Fedez’, episodio che ai tempi avrebbe fatto la felicità degli sceneggiatori e registi della più feroce commedia all’italiana.

Tuttavia consentite all’Impolitico, sopravvissuto a decenni di lotta per la sopravvivenza nelle savane aziendali, di aprire una breve, necessaria parentesi: il miglior modo di non farsi scippare le risorse è quello di utilizzarle, a fondo e con ampia evidenza…. ;-).

Ma bando alle chiacchiere, la questione esige mobilitazione pronta e determinata. Il link alla pagina della petizione Cappelletto/Barbieri è questo:     

https://www.change.org/p/radio-3-ferita-al-cuore-riaprire-le-storiche-sale-di-via-asiago

E chiudiamo in perfetto stile Cinegiornale Luce (spontanea associazione di idee che chissà perché mi ronza per la testa proprio ora):

LEGGERE, FIRMARE, CONDIVIDERE

Sempre della serie ‘libere associazioni di idee’…. 1964 ‘La Vita Agra’, regia di Lizzani, dall’omonimo romanzo dell’impagabile Luciano Bianciardi, ancora oggi un irrinunciabile Virgilio nella selva oscura del Terziario Avanzato (nel senso di ‘progredito’, oppure di ‘rimasto’?….. mah!). Milton56

1 Comment

  1. Piccolo aggiornamento a circa 24 ore dal lancio della petizione: sono state raggiunte 19.600 adesioni, cosa quasi incredibile…. Ed infatti un membro della Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI, l’on.Fornaro, ha già depositato una formale interpellanza al Presidente ed all’Amministratore Delegato dell’azienda radiotelevisiva. Qualcosa si muove, quindi. Ripeto, però: in caso di sperabile successo, poi è un punto d’onore quello di far fronte a questa massiccia mobilitazione d’opinione con una pronta riattivazione dell’attività radiofonica live negli studi. Costi quel che costi….. Millton56

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