Jazz e….bidoni

Qualsiasi appassionato che nel corso degli anni ha frequentato festivals e concerti si è certamente imbattuto in concerti bidone o in disavventure di vario tipo, magari senza nessuna responsabilità oggettiva da parte dei musicisti. Sorvolando sulle semplici (ma troppe!) esibizioni senza capo ne coda, quelle fatte di noia e routine, altre con musicisti strafatti o ubriachi, la casistica degli “eventi eccezionali” è comunque varia e divertente. In oltre quarant’anni di concerti ho accumulato un bel pò di annedottica, come tutti del resto, e qualche disavventura la voglio condividere.

Ricordo un concerto di Miles a Milano, al Palalido credo, che non iniziava mai, erano passate le 23 ed io, come tanti, friggevo seduto al mio posto pensando a quel paio d’ore di macchina per tornare a casa e alla levataccia del mattino dopo per andare al lavoro. Poi, finalmente, tardissimo, il concerto iniziò ma ormai l’attesa aveva guastato la magia. Il motivo di tanto ritardo ? Bè, il divino Miles era uscito dall’hotel in completa solitudine e….si era perso per Milano ! 

Brad Mehldau con il suo trio suonava per la prima volta al festival di Clusone dopo i successi a Umbria Jazz. Tutto bene fino a che gli avventori del bar posizionato incredibilmente a lato del palcoscenico, causa l’elevato tasso alcolico, non hanno iniziato a rumoreggiare, assolutamente indifferenti ai musicisti e alle diverse centinaia di persone accorse per ascoltarli. Non sono bastate le richieste degli organizzatori ne le proteste di Mehldau, ne il sentimento di giustizia fai-da-te che montava tra il pubblico, il chiasso aumentava in maniera inversamente proporzionale al livello cerebrale di chi lo provocava. Ad un certo punto il pianista ha detto basta e se ne è andato. Dopo quell’episodio il festival è stato spostato nella Corte S.Anna , ma, anni dopo, a dimostrazione che nessuno è profeta in patria, il concerto del trio di Tord Gustavson era quasi sopraffatto acusticamente da un concerto rock organizzato dal vicino oratorio. Mirabile il comportamento dei tre norvegesi: si sono guardati, hanno alzato le spalle e hanno continuato come se niente fosse, senza perdere un grammo di concentrazione, mentre tra i fedelissimi del festival covavano sentimenti omicidi….

Zorn è sempre stato un musicista imprevedibile, a prescindere dal contesto. Lo so benissimo di persona. Quante fregature ! La prima volta era a metà settimana, in pieno periodo di nebbia, ma con il super gruppo Naked Lunch (Frisell-Baron-Frith…). Otto ore di lavoro, poi due faticosissime ore d’auto tra la nebbia, e infine in teatro, pronti per un concerto….hard-core. Brani di 30 secondi l’uno, dai titoli significativi (Morte di un critico musicale), tra urla del sax, distorsioni della chitarra e scatarramenti del basso. Un vero supplizio di Tantalo, una beffa micidiale per un povero travet ad opera di un gruppo di finissimi musicisti capaci di qualunque prodezza come di qualunque provocazione. Non contento della lezione, anni dopo, leggo di Zorn alla Palazzina Liberty un sabato pomeriggio. A pensarci bene la proposta era equivoca, in nessun giornale c’era scritto che Zorn suonava ne tantomeno con chi. Ma il richiamo era forte e cosi’….mi sono trovato tra decine di persone illuse come me a visionare centinaia di diapositive di un fotografo homeless, appena deceduto, mentre l’ineffabile John faceva il…disc jokey, alternando sul piatto vecchi 33 giri di musiche inclassificabili ! 

Chiudo con un ricordo che mi evoca sorrisi: più di trent’anni fa con due amici ci fiondammo ad una delle prime edizioni del bellissimo (per locations e programmi) festival di Saalfelden in Austria. Allora i concerti erano concentrati in un week end e si svolgevano in un tendone da circo. Temperature da savana africana nel pomeriggio e da banchisa polare nella notte, poco tempo per pranzare, se non a mezzogiorno, tra una maratona di concerti che dalle prime ore del pomeriggio si spingevano fino alle prime ore dell’alba. Ovviamente noi eravamo in tenda nel campeggio a lato tendone, e i pranzi erano preparati su fornello. Ma tra noi c’era un cuoco provetto con i giusti ingredienti portati da casa e il profumino che si alzava era tanto invitante che dalle tende vicine arrivavano ragazzi pronti al baratto con bottiglie di vino, birra, superalcolici. Insomma, un grande successo e una socializzazione immediata e di gruppo pur essendo gli unici italiani presenti. Dopo il primo pomeriggio di sauna e arsura nel tendone ci siamo premuniti e abbiamo approntato le armi da difesa: entrata trionfale con cassa da 12 birre da 66 cl cadauna. Nessun avanzo, naturalmente…

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