Avishai Cohen- Naked Truth

Il tema principale di Naked Truth mi ha accompagnato fin dall’inizio della pandemia. Le otte note che sentite all’inizio della parte seconda sono state la partenza dell’intero processo compositivo: tutto il lavoro fatto per assemblare l’album ruota intorno a quelle otto note, ed alle possibilità di sviluppo che ne potevano derivare. Man mano che esploravo, nascevano un sacco di domande, mi chiedevo cosa volessi dire in musica, cosa avessi bisogno di dire. Ed il percorso si trasformò in un viaggio personale ed emotivo. C’erano due storie paralelle che si schiudevano, la ricerca per una struttura compositiva e qualcosa di esistenziale.


Con una svolta davvero inattesa dopo l’electro/jazz di “Big Vicious“(ECM) , il trombettista israeliano Avishai Cohen ha firmato il suo album più intimo ed originale, una sorta di indagine sulla propria personalità, che conduce alla “nuda verità” di un musicista ed un uomo consapevole della caducità dell’esperienza umana: il percorso è sviluppato attraverso una musica totalmente acustica, suonata in una dimensione lirica ed assorta, con il pianista Yonathan Avishai, il bassista Barak Mori ed il batterista Ziv Ravitz, e registrata negli Studios La Buissonne a Pernes-les-Fontaines nel Sud della Francia, nel settembre del 2021, sotto la produzione ECM.
Il risultato finale ha preso forma di una suite di otto movimenti, che in qualche modo pare riflettere una traiettoria umana, avviata dal delicato dialogo fra contrabbasso e batteria e sviluppata attraverso diversi episodi : le iterazioni della part. II, sulle quali si sviluppa un crepuscolare solo della tromba, l’impronta classica del pianoforte in dialogo con la tromba “nuda” del leader, congiuranti verso un picco di tensione emotiva (part.III), le armonie geometriche che acquistano una loro dinamica peculiare (part. IV), il passo rarefatto di una ballad – che continua a riportarmi ad una celebre melodia dei Beatles – (part VII), l’alternanza fra accenti convulsi e distensione della melodia (part VIII). Essenziale nella tessitura delle composizioni il pianoforte di Avishai, che si pone, con il suo multiforme ruolo di supporto e dialogo, quale vero alter ego alla tromba del leader .

La conclusione è affidata alla poesia “Departure”, dell’autrice israeliana Zelda Schneurson Mishkovsky (1914.1984), declamata dalla voce di Cohen sul tappeto strumentale degli altri musicisti, un brano già utilizzato da Cohen in un progetto con Danilo Pérez e Chris Potter . “Quando lessi per la prima volta questa poesia, ne fui conquistato. Con le sue riflessioni sulla mortalità ed il suo equilibrio quasi buddista che di distacco dalle cose materiali e gratitudine per la vita, rappresentava una conclusione appropriata per Naked Truth, ed anche musicalmente una conclusione logica.


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