5 domande a Paola Martini, Presidente di Controtempo

Pochi giorni fa abbiamo presentato la nuova edizione del Festival Jazz di Cormons, in provincia di Gorizia, che seguiremo con i nostri inviati. Quest’anno Jazz&Wine taglia il traguardo dei 25 Anni ed abbiamo voluto dare la parola a chi sta dietro le quinte del festival per tastare il posto alla manifestazione e dare conto di alcuni aspetti organizzativi della rassegna. In attesa che siano le note a parlare in modo stentoreo rivolgiamo 5 domande alla Presidente dell’Associazione Controtempo.

  1. Nella mia esperienza pluridecennale i migliori e più longevi festival, sia italiani che europei, si sono dimostrati quelli che hanno saputo coniugare la coerenza della proposta musicale con il coinvolgimento del territorio e, ultimo ma non da ultimo, con un adeguato ricambio generazionale. Jazz and Wine di Cormons credo soddisfi pienamente queste tre peculiarità, mi e vi chiedo come ci siete riusciti e quale meccanismi avete messo in opera per ottenere questo risultato.

Per stare al passo con i tempi, abbiamo puntato sul coinvolgimento di persone giovani che possano raccogliere l’eredità e l’esperienza dei fondatori e delle figure storiche di Controtempo, portante le loro competenze. È un mondo dinamico che richiede un continuo aggiornamento e competenze specifiche, soprattutto in ambito digitale. Quindi, ci siamo adoperati per un progressivo ricambio generazionale: un approccio necessario non solo nella gestione, ma anche nelle scelte artistiche e culturali.

  1. La tentazione principale di ogni festival jazz di una certa dimensione è la programmazione all’interno del proprio cartellone di artisti pop, rock o cantanti in qualche modo “riciclati” in chiave jazz. Mantenere la coerenza credo che alla lunga paghi, anche a costo di non vantare numeri da concerto rock. Come avviene la selezione delle proposte musicali?

La selezione avviene con il criterio di fare dei focus su quello che sta emergendo nel panorama jazzistico mondiale, portando nuovi scenari all’ascolto del pubblico e anche i grandi musicisti che hanno nel corso del tempo segnato questo genere musicale. I numeri da rock il jazz non li ha mai fatti. Possiamo permetterci si fare la nostra ricerca, di mantenere lo stile, l’impostazione, l’anima data al festival: Jazz & Wine of Peace è un festival slow, si tiene in luoghi relativamente piccoli, consentendoci buone presenze di pubblico.


3. Cormons vanta una posizione geografica invidiabile sia per la vicinanza con altre nazioni sia per la bellezza del territorio. Sicuramente uno dei fattori importanti per la riuscita della manifestazione, è il Jazz & Taste è diventato punto di forza e di diversificazione anche della proposta musicale con ottimi nomi scelti tra i meno “scoperti” tra i media. E’ stato un processo naturale o una scelta a lungo meditata e poi raggiunta?

Jazz & Wine of Peace ha colto 25 anni fa cos’era il turismo culturale. Abbiamo turisti dal resto d’Europa: persone che vengono da Austria, Slovenia, Germania.. La posizione geografica è preziosa e lo era ancora di più 25 anni fa, quando c’era il confine, che abbiamo abbattuto grazie alla musica. Il Festival si chiama “Jazz & Wine of Peace” perché uno dei temi fondanti è la pace e il dialogo tra i popoli.

Nel 2010 abbiamo deciso di portare sempre di più il festival nelle cantine, nelle aziende vitivinicole; e 5 anni fa è nato il format del “Jazz & Taste” che prevede degustazioni di vino e “assaggi” musicali. Un tot di brani e un tot di degustazioni: un lavoro a quattro mani tra il vignaiolo e il musicista, per presentare, in entrambi i casi, i loro nuovi lavori.


4. Ho visto festival bellissimi e importanti svanire per la mancanza del ricambio generazionale e/o per l’alternarsi del colore politico delle diverse amministrazioni. Come siete riusciti a coinvolgere i giovani e come vi ponete con le diverse politiche amministrative degli enti?

L’alternarsi del colore politico non è mai stato un problema, perché tutti i vari schieramenti si sono resi conto del valore del festival per il territorio. Noi siamo ambasciatori della bellezza del nostro territorio. Le difficoltà che ci sono state sono legate a fattori esterni, come la pandemia per esempio.

Per quanto riguarda i giovani: realizziamo progetti che li coinvolgano e cerchiamo di trasmettergli la passione per il jazz, senza la quale non ci sarebbe il festival. Il jazz ha tanti colori e diamo visibilità ai colori della musica, portando concerti di altissima qualità in contesti meravigliosi; offrendo ospitalità e coinvolgendo il tessuto produttivo.


     5. Nel corso del quarto di secolo da Cormons sono passati moltissimi grandi protagonisti del jazz mondiale. C’è ancora qualche nome che vi sarebbe piaciuto coinvolgere?

Sono passati dal festival grandi protagonisti della scena jazz; ce ne sarà qualcuno che ancora non è venuto da noi ma non è rilevante. Uno dei nostri obiettivi è avvicinare i giovani al jazz, un genere dinamico in continua evoluzione, “giovane” per definizione. Vogliamo che il festival sia terreno fertile per gli incontri tra persone e tra gli stessi artisti, che sia luogo dove possano nascere nuovi progetti.

In alto i calici, quindi, e che si brindi al grande Jazz!

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