THE VINCE GUARALDI TRIO – Jazz Impressions of Black Orpheus – DeLuxe Version CONCORD-CraftRecordings
Supporti disponibili: 2 CD / 3LP
Il pianista italo-americano di San Francisco Vince Guaraldi, al secolo Vincent Anthony Dellaglio, è stato un fine compositore ed un elegante tastierista distintosi particolarmente in ambito latin, dopo aver servito in particolare Cal Tjader, che ha poi trovato il successo pieno tramite questo album che contiene in particolar modo il brano originale “Cast Your Fate To The Wind”, tema che conquisterà un Grammy Awards nel 1963 e che soprattutto gli aprirà le porte per comporre la musica per il lungometraggio dei Peanuts “A Boy Named Charlie Brown”. A questo lavoro seguirà l’ancor più celebre album “A Charlie Brown Christmas”, ed altri ancora in seguito, come “It’s the Great Pumpkin, Charlie Brown”, dischi/colonne sonore che han contribuito ad avvicinare al jazz legioni di appassionati e che ancora oggi si vendono assai bene in tutto il mondo, specie quando cominciano ad accendersi le lucine di Natale, fate conto da metà ottobre.
“Non penso di essere un grande pianista”, disse una volta Guaraldi in un’intervista “ma mi piacerebbe che ci fossero più musicisti come me, voglio dire, capaci di scrivere e suonare belle melodie, in grado poi di raggiungere il pubblico. E spero che alcune di quelle melodie diventino poi degli standard. Voglio scrivere standard, non solo successi.” Difficile dire se sia più catalogabile tra i compositori di hit o di standard, ma il suo desiderio si è comunque avverato, come si può apprezzare qui sotto….
Questa versione de-luxe griffata Concord di “Jazz Impressions Of Black Orpheus”, che ritorna sul mercato in veste sontuosa, ci consente però di conoscere o riscoprire il talento pianistico di Guaraldi in trio, uno stile sobrio e di lirica positività, che ci ricorda per certi versi il Brubeck più light o, in certi passaggi squisitamente pop, una sorta di Ramsey Lewis bianco, con echi di Hampton Hawes (si prendan con le dovute pinze questi paragoni, utili giusto per inquadrare il personaggio). A mio modesto avviso Guaraldi quando parlava di se stesso diceva il vero, ma giocando parecchio con l’understatement, c’è molto più jazz, dalle influenze gospel e proto-funk, sotto la sua tastiera che in tanti decantati “eroi” che da dio sa da quanti lustri ci fan venire il latte alle ginocchia dopo cinque minuti di nulla condito in salsa elettrica/estatica/rivoluzionaria ecc. ecc. Peraltro, per indagare meglio il magistero pianistico di Guaraldi si potrebbe ricorrere ad un altro album di pregio dello stesso periodo, ovvero “In Person”, disco in cui le influenze brasiliane su di un italiano in California appaiono in tutta la loro fragranza, in perpetuo bilico tra malinconia, trasporto lirico, introspezione e “positive thinkin'”. Insomma, non ci si annoia, la musica fluisce, come spesso capita con i pianisti west coast siamo lontani dal frenetico caos elettrico modaiolo, c’è da godersi la vita in ogni risvolto e la musica s’impone con una certa grazia anche come sottofondo mentre vi preparate il sugo, che uscirà sicuramente speziato a dovere.
Tornando ai dettagli dell’opera in questione segnaliamo che la versione su doppio cd (quella da noi ascoltata) contiene sia l’album originale, con relative brillanti liner notes, che addirittura 15 alternate takes (!), tra cui se ne contano ben tre del mitico “Jetterbug Waltz” di Fats Waller, autore assai amato dal Nostro, brani che per motivi di tempo non trovarono poi spazio su questo album.
Colin Bailey, che è stato il batterista di Joe Pass per decenni, e Monty Budwig, misconosciuta leggenda del contrabbasso con più di trecento incisioni in carriera, garantiscono una ritmica morbida, elastica, perfetta per il limpido discorso solistico di Guaraldi che scalda il cuore con il semplice fluire lirico del suo pianoforte che si tuffa in riletture di temi amati e assai famosi, soprattutto in quegli anni in cui la bossanova impazzava ovunque, ed allora ecco “Felicidade” di Jobim, “’O nosso Amor” di Joao Gilberto e naturalmente “Samba de Orfeo”, mirabilmente introdotta dai suoi due sodali, e “Manhã de Carnaval” di Luiz Bonfá. Ci sono alcuni passaggi leggermente zuccherosi ed appare un po’ forzato l’inserimento in scaletta di una “Moon River” dal retrogusto meccanico ma sono piccoli rilievi ascrivibili ad un disco che regge assai bene i suoi anni, queste variazioni su standard dimostrano se non altro a chi non lo sapesse che dietro “Linus & Lucy” c’era un jazzman vero. E’ assodato che in seguito fu difficoltoso per lui superare il grandioso successo commerciale dei dischi “Peanuts”, Guaraldi fu sbeffaggiato o ignorato dalla paludata critica jazzistica ufficiale, se ne conservano i riverberi tutt’ora, e si rifugiò nella sua musica, in centinaia di concerti e nei tanti vizi che ne hanno accompagnato la vita, dal fumo all’alcool, alla cocaina. Il delizioso batterista Jerry Granelli, che gli fu accanto a lungo raccontò nella biografia “Vince Guaraldi At the Piano” un anedotto risalente proprio al 1963, anno in cui uscì questo disco. Il Guaraldi Trio era scritturato per una settimana all’It Club di Los Angeles, Miles Davis era in città dal 19 al 24 marzo allo Shelly’s Manne Hole, con il suo sestetto.

Ricorda Granelli: “Molte persone non lo sanno ma Miles amava Vince; voleva persino che Vince andasse a lavorare con lui! Ma Vince rifiutò, dicendo: “Naaah… ho già una band, amico”. “Tipico di Vince. Non aveva paura di niente, a quei tempi.” “Comunque, per un certo periodo suonammo a Los Angeles ed anche la band di Miles aveva una scrittura lì vicino e Miles veniva nel nostro club ogni sera, dopo il suo concerto, e si sedeva lì. Adorava la melodia di Vince, “Star Song”. Quindi Miles si beveva un drink e gli diceva: “Suona quella canzone, amico”. Ogni sera! E, credimi, ero spaventato ogni volta a suonare perchè… perché era Miles, amico!”
Il 6 febbraio 1976, mentre era in pausa dopo il primo set e stava riposandosi in una stanza di motel attigua al nightclub “Butterfield” di Menlo Park, in California, Guaraldi morì all’improvviso, le cronache parlarono di repentino attacco di cuore, e addio secondo set. Aveva 47 anni.
con un solo di gran classe – Stan Getz (tenor sax), Cal Tjader (vibraphone), Vince Guaraldi (piano), Eddie Duran (guitar), Scott LaFaro (bass), Billy Higgins (drums)

