Se siete in cerca di un disco che accompagni la vostra estate, non posso fare a meno di segnalarvi questo. E di raccontarvi un po’ di storie a corredo. Dunque partiamo dall’ideatore, Vittore Baroni, nessuna parentela con chi scrive, un appassionato di musica da anni autore di contributi sulla stampa specializzata, promotore attivissimo nel circuito di mail art e produttore di un vero catalogo di opere grafico musicali disponibile sotto la ragione sociale di E.O.N. Nonché – presumo – assiduo frequentatore di tutti gli Uffici postali della Versilia. Saimo quindi al luogo, Forte dei Marmi, dove Baroni gestisce da anni un hotel di famiglia, l’Acapulco art Hotel, che ha trasformato in un esperimento di convivenza fra cultura ed ospitalità turistica, sede di mostre grafiche e pittoriche, di eventi ed happening musicali nonché, nei mesi invernali meno frequentati da turisti, sala prove per gruppi rock alternativi della zona.
Dopo molti anni di militanza in campo alberghiero e musicale, a Vittore è sorta la curiosità di verificare se fossero disponibili dischi pensati per sonorizzare gli ambienti di un hotel come quello che dirige. Ed il risultato è stato piuttosto modesto, giusto qualche assemblaggio di brani di repertorio.
Di qui l’idea di produrre in proprio, sfruttando conoscenze e competenze di una vasta schiera di artisti amici una piccola serie di cd intitolata Music for Hotels. Dopo i primi due volumi pubblicati nel 2024 e nel 2025, ecco quest’anno arrivare il terzo, 31 brani in 2 cd prodotto da 13/ Silentes, “Sea songs“.
Nei due dischetti inseriti all’interno di una raffinata copertina un formato XL adornata dal bellissimo disegno di copertina a cura di Reg Mastice, si trova un mix creativo e travolgente di musiche diverse, covers ed originali, riunite dall’ispirazione marina che ha dato vita a questo specifico progetto, una vera soundtrack stagionale che mette insieme generi ed artisti delle più varie latitudini: fra le onde sonore emergono naufraghi rock e country, relitti elettronici, salvagenti surf, pattini pop, residuati new wave e punk, divisi tra composizioni originali e covers
Fra queste, una rispettosa e riuscita versione della “Sea song” di Robert Wyatt che dà il titolo all’opera, a cura delle Forbici di Manitù, gruppo storicamente legato alle traiettorie artistiche di Vittore Baroni, una estatica “Song To The Siren” di Tim Buckley affidata alla voce di Brunilde Galeotti, il trattamento blues di “The Dolphins” di Fred Neil a cura dello specialista Luciano Federighi, ” Ocean” di Lou Reed, interpretata con taglio psichedelico/elettronico dalla band Staindubatta.
Nutrita anche la rappresentanza italiana con la riuscita “Summer on a solitary beach” di Franco Battiato riletta fra le corde del bouzuki da Stefano Aaletti e SALE, “A me mi piace il mare” di Enzo Jannacci spoken word di Ignazio Lago, la versione anestetizzata di “Mare mare ” di Luca Carboni a cura di xoX.
Non manca una sorta di ironico tormentone con ritornello a presa automatica, assistito da doppia versione e relativi video: il primo è il brano nella versione “umana” con tutte le imprecisioni del caso, la seconda quella perfettamente sistemata dall’AI. Autori Maurizio Marsico e Stefano Di Trapani, titolo “Lunadimare”. A voi la preferenza.
All’estremo opposto, giusto per dare un’idea dell’ orizzonte a disposizione, i suoni gotici e dark del trittico “In memoriam Percy S” di Elia Ulian, “Oceanus“,del Teatro Satanico, ispirata ad una poesia di H.P. Lovecraft, e la stridente “The shipwreck of P.B: Shelley di Gianluca Becuzzi.
Eleggo fra i preferiti un titolo in omaggio al creatore di “Sea songs”: “Vittore Baroni balla sott’acqua” , breve passo elettronico di Theo Teardo in compagnia di gocce d’acqua, ampie volute elettroniche, il cello di Laura Bisceglia ed il violino di Erica Scherl.
Si scorge del jazz da queste parti ? Uno degli ospiti internazionali è il bassista Steve PIccolo, fondatore dei Lounge Lizard che alimenta scenari etno /free nella “Jellyfishes” registrata con la band “The Garden of love”, mentre Michela Lombardi e Andrea Garibaldi danno vita ad una essenziale versione di “La Mer” di Charles Trenet.
Il tutto è legato, nella presentazione dell’ideatore, da un filo rosso “potenziato da un inaspettato spirito di comunità, amici ed artisti conosciuti in mezzo secolo di giornalismo e scorribande musicali“.
L’iniziativa è talmente ben ideata, realizzata e curata nei minimi dettagli che è un vero piacere dedicare un paio d’ore ad ascoltare queste canzoni da mare e sfogliare i bellissimi materiali grafici di accompagnamento.
E magari aggrapparsi all’idea che ancora esiste un mondo di chi fa cose belle per il puro piacere di farle.
