Il jazz in italiano:una mappa tra riviste, blog e community


Chi cerca il jazz italiano in rete trova un ecosistema piuttosto vivace, fatto di testate storiche, webzine indipendenti, blog personali e pagine social che tengono viva la comunità degli appassionati. Ecco una breve panoramica.


Le riviste storiche


Al vertice c’è Musica Jazz, mensile italiano specializzato nel jazz, tra le riviste jazzistiche più longeve al mondo, fondata nel 1945 da Gian Carlo Testoni , oggi diretta da Luca Conti, con sito musicajazz.it. Un’altra voce storica è Jazzit, il magazine curato da Luciano Vanni, che affianca alla rivista cartacea un portale con articoli, recensioni e interviste.
Le due testate storiche del jazz italiano raccontano, in fondo, due crisi diverse dello stesso settore: Musica Jazz sopravvive in edicola ma resta arroccata su un modello editoriale poco dialogico e poco integrato con il web.
Il pregio di Musica Jazz è la sua storia: è pubblicata ininterrottamente dal luglio 1945, è la seconda rivista di jazz più longeva al mondo e tra le più longeve d’Italia , un patrimonio che nessun’altra testata italiana può vantare, e che le vale ancora oggi un ruolo di riferimento quasi “istituzionale” per il settore.
Ma è proprio questo status consolidato a essere anche il suo limite. Chi segue da tempo il panorama jazzistico online ha osservato con una certa insistenza che la rivista ha sempre mostrato scarsa o nulla attenzione a tutto quello che avviene sulla rete, restando priva di un vero spazio di confronto e comunicazione con i lettori e senza alcun cenno ad altre pubblicazioni o portali del settore. È una critica che coglie un tratto reale: Musica Jazz resta un prodotto editoriale “verticale”, pensato per essere letto e consumato più che per generare comunità , un limite non da poco in un momento in cui gran parte del dibattito jazzistico si sposta su blog, social e newsletter indipendenti.
Sul piano dei contenuti, il suo essere la voce “ufficiale” del settore comporta anche un taglio piuttosto ampio e rassicurante: recensioni mensili di oltre 40 dischi tra affermati ed emergenti, dossier, interviste , un impianto solido ma che, proprio per la sua funzione di testata di riferimento, tende a privilegiare equilibrio e copertura ampia rispetto a prese di posizione critiche marcate o scommesse editoriali rischiose sulle nuove proposte.


Jazzit nasce nel 1997 (con il nome Gezzitaliano) e per anni si è distinta per cura editoriale e fotografica, cover story ampie e i CD allegati della Jazzit Records , un prodotto pensato esplicitamente come oggetto da collezione, non solo da consultazione. Era, in un certo senso, la risposta “patinata” e più curata graficamente rispetto alla storica rigidità di Musica Jazz.
Ma il dato più significativo, oggi, è che la rivista è stata bimestrale in edizione cartacea dal numero 1 al numero 114, per poi diventare bimestrale in edizione esclusivamente digitale dal numero 115 in poi. In altre parole, Jazzit ha smesso di esistere come oggetto fisico in edicola , è diventato un prodotto solo per abbonati/lettori digitali, mantenendo però attivo il sito con news quotidiane, archivio arretrati e attività collaterali (Jazzit Awards, Jazzit Fest, circuito club).
Il problema critico qui è duplice:
Sul piano simbolico, la scomparsa dalla carta segna la fine di un modello , quello della rivista “da collezione” , che era proprio il tratto distintivo di Jazzit rispetto alla concorrenza.
Sul piano pratico, il passaggio al digitale puro rischia di ridurre la sua distintività: online, Jazzit finisce per competere sullo stesso terreno di webzine e blog indipendenti (aggiornamento continuo, news brevi), perdendo il vantaggio che aveva come prodotto fisico di qualità superiore.


In sintesi:
Musica Jazz sopravvive in edicola ma resta arroccata su un modello editoriale poco dialogico e poco integrato con il web; Jazzit ha “vinto” la battaglia dell’aggiornamento digitale ma ha perso quella della carta, che era il suo tratto identitario più forte. Nessuna delle due, insomma, sembra aver trovato pienamente la sintesi tra autorevolezza storica e capacità di stare nella conversazione online che oggi anima davvero la comunità jazzistica italiana , terreno lasciato in gran parte a Jazzitalia, ai portali indipendenti e ai blog .


I portali e le webzine


Jazzitalia è una webzine composta da una vasta community di utenti, con articoli, interviste, recensioni, didattica, fotografie, video e link a contenuti presenti sulle piattaforme web  (Jazzitalia) , attiva fin dal 2000. È probabilmente il punto di riferimento più ampio per chi cerca materiale didattico oltre che informativo.


C’è poi la sezione italiana del celebre portale americano: su All About Jazz Italia si trova un mondo di recensioni, interviste, saggi, gallerie fotografiche, download gratuiti e le ultime novità  (All About Jazz) .


Un altro portale storico è Jazz Convention, con recensioni, articoli e interviste, mentre ItaliaJazz.it è il sito dell’associazione nazionale

I-Jazz, che riunisce una rete di festival e rassegne in tutta Italia — sul suo blog si possono trovare contributi che analizzano i rapporti tra jazz, contesto sociale e arti visive, arricchiti da interviste e recensioni legate alla realtà jazzistica italiana  (ITALIAJAZZ) .


I blog indipendenti


Accanto alle testate “istituzionali” sopravvive una costellazione di blog gestiti da appassionati e giornalisti musicali indipendenti: si va da spazi dedicati a concerti, novità discografiche e interviste, a blog più “di nicchia” con riflessioni non convenzionali sul genere, fino a raccolte di curiosità, ricordi e rarità discografiche legate soprattutto al jazz italiano.
Rispetto alle grandi testate, i blog personali offrono uno sguardo più libero e spesso più costante nel tempo. Tra i più citati dagli stessi addetti ai lavori:

Doppio Jazz “Storie di Uomini & Dischi”, diretto da Francesco Cataldo Verrina (saggista, DJ, radio host attivo da 40 anni nei media, oggi conduttore di un programma dedicato al vinile su Primantenna FM) insieme al condirettore Guido Michelone. Nasce dalla continuazione di una testata cartacea registrata al Tribunale di Perugia nel 1997, quindi porta con sé una genealogia editoriale “vera” e non è un blog nato dal nulla online.
Pregi: la produttività è notevole , recensioni discografiche pubblicate quasi ogni giorno, spesso più d’una , e il ventaglio copre non solo il jazz in senso stretto ma black music, blues, soul, world music, ristampe storiche e libri, con un occhio anche a etichette di nicchia italiane (Abeat, EMME Record Label) e ai grandi cataloghi internazionali (ECM). Buona anche l’attenzione alla scena italiana emergente, con interviste a protagonisti dell’industria discografica indipendente.
Limiti: qui si sente il rovescio della medaglia della prolificità. Lo stile critico , soprattutto negli editoriali a firma Verrina , è marcatamente barocco, ricco di formule quasi criptiche , un tono che punta più sull’evocazione letteraria che sulla chiarezza descrittiva: chi cerca un giudizio netto spesso deve districarsi tra metafore prima di capire cosa il recensore pensi davvero del disco. È un tratto che rende il sito riconoscibile ma anche, per alcuni lettori, respingente.
In sintesi: Doppio Jazz è tra i portali italiani più prolifici e con più solide credenziali “storiche” alle spalle, ma il suo linguaggio fortemente stilizzato lo rende un prodotto per lettori già appassionati e allenati alla critica musicale scritta, meno immediato per chi cerca semplicemente di orientarsi tra le uscite discografiche.


Scrivere di Jazz, attivo dal 2011, curato da Giuseppe Mavilla, che si descrive come un appassionato ascoltatore di jazz ma anche un critico del settore, scrivendo da anni su varie testate  , con un impianto basato su recensioni e informazioni su festival ed eventi.


Jazzdaniels, il sito delle due Daniela , Floris che scrive e Crevena che fotografa  online da anni, senza aggiornamenti regolarissimi ma sempre con testi accompagnati da belle fotografie.


Hibou Anemone Bear, il blog di Sergio Amadori, che dal 2005 propone news e soprattutto link, con particolare attenzione alla scena jazzistica londinese senza trascurare altre aree e musiche contemporanee.


JazzfromItaly, curato da Roberto Arcuri, sito da cui è possibile anche scaricare gratuitamente album storici spesso fuori catalogo , considerato da molti uno dei blog più ricchi del settore.


A Proposito di Jazz, il blog/portale di Gerlando Gatto (online-jazz.net), con recensioni di dischi e interviste incentrate spesso sulla scena italiana contemporanea.


Magazzino Jazz, Blog/portale italiano più simile ai magazine del web jazzistico internazionale, accanto a nomi come Music and More, Burning Ambulance, Point of Departure e Citizen Jazz , cioè un contenitore di approfondimenti, recensioni e riflessioni con un taglio editoriale strutturato, non un semplice diario personale. Tra i contenuti compaiono anche incursioni fuori dal jazz stretto: musica del ’68, saggistica musicale, recensioni di libri legati a rock/pop/soul/blues. È quindi un magazine culturale con il jazz come asse portante ma non esclusivo.


Jazz Hard…ente & Great Black Music
Blog personale di Riccardo Facchi, uno dei blog italiani più solidi, con una regolarità costante e un’impostazione di notevole spessore, frutto di una grande conoscenza musicale. Il taglio è storico-divulgativo: approfondimenti su musicisti, spesso corredati da video d’epoca e materiali RAI, con l’obiettivo dichiarato , di tenere viva la memoria storica del jazz e della “Great Black Music” afroamericana in senso più ampio (free jazz, soul, black music in generale).


Off Topic Magazine
Non è un sito dedicato esclusivamente al jazz, ma un magazine culturale a tutto tondo, nato a fine 2013 dall’impegno di quattro amici con esperienze giornalistiche pregresse, che copre musica, cinema, letteratura, arte, danza, teatro e fotografia. Il jazz vi trova spazio come una delle categorie tematiche (accanto a rock, canzone d’autore, ecc.), con recensioni, interviste e resoconti live , comprese rubriche legate a festival specifici come NovaraJazz. È quindi il più “generalista” dei tre: interessante per chi cerca il jazz inserito in un discorso culturale più largo, meno per chi vuole una fonte monotematica.


Gli spazi Facebook
Sul fronte social, alcune pagine hanno un seguito consolidato:
MIDJ – Musicisti Italiani di Jazz, associazione dei musicisti italiani di jazz  (Facebook) , con quasi 13.000 follower


ItaliaJazz, pagina del sito dell’associazione I-Jazz, rete di oltre 80 festival e rassegne  (Facebook) , oltre 25.000 follower


Federazione Nazionale Il Jazz Italiano (IJI), presieduta da Paolo Damiani, che riunisce AFIJ, DJEP AFAM, ANSJ, I-Jazz e MIDJ  (Facebook)


Jazzitalia, la pagina ufficiale della omonima webzine, con oltre 12.000 follower
Italia Jazz Club, associazione costituita nel 2018 che riunisce e promuove alcuni dei più importanti jazz club italiani  (Facebook)


La Pagina del Jazz è una community viva e appassionata, con oltre 10.000 follower che condividono ogni giorno musica, storie, ricordi e novità dal mondo jazz. È uno spazio dove circolano riviste, articoli, vignette, segnalazioni di concerti, discussioni tra appassionati e contributi di musicisti.
Un luogo informale ma curato, che funziona come una piccola piazza digitale: chi ama il jazz trova notizie, scoperte, dialogo e una comunità attiva che mantiene vivo il racconto di questa musica.


In sintesi
Il panorama italiano del jazz online oscilla tra due poli: da un lato le testate storiche e i grandi portali (Musica Jazz, Jazzit, Jazzitalia, All About Jazz Italia), più strutturati e con archivi profondi ma talvolta meno reattivi sull’attualità quotidiana; dall’altro i blog indipendenti e le pagine Facebook delle associazioni di categoria, più snelli e utili per restare aggiornati su concerti, festival e vita della scena live.

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