Il ritorno dei Dogon – “Dogon A.D. Julius Hemphill”

JULIUS HEMPHILL – Dogon A.D. – New World Records Supporti disponibili: CD / LP

“If I have anything to contribute to this art form . . . It’s a voice of our culture.

This is a voice right out of them cotton fields—this ain’t out of the conservatory. This is out of the neighborhood. And that’s where my impetus comes from . . . I have seen it from the bottom up.”.

Julius Hemphill

Nel pantheon del jazz d’avanguardia pochi dischi vantano l’aura di “Dogon A.D.”.

Registrato nel 1972 a St. Louis e pubblicato originariamente in poche copie per la label Mbari, il capolavoro di Julius Hemphill torna finalmente disponibile grazie ad una ristampa filologica necessaria, con sontuoso booklet correlato. Non si tratta di un’operazione nostalgia per lupi grigi, o almeno non solo!… pensiamolo piuttosto come il recupero di un album che ha contribuito a ridefinire il concetto stesso di “jazz creativo”, visto che, nel pieno della temperie free, Hemphill ebbe l’intuizione di ancorare la libertà espressiva a una pulsione ritmica ancestrale, e di fare fuoco e fiamme, quasi letteralmente. Hard Blues, per sintetizzare, come il titolo dell’ultimo brano di questa mitica session.

La formazione insolita del quartetto contribuì all’impresa, l’assenza del contrabbasso permette infatti al violoncello di Abdul Wadud di occupare uno spazio ibrido, muovendosi tra riff blues ostinati e graffianti pizzicati, mentre la batteria di Philip Wilson disegna un funk ipnotico, una sorta di danza mantrica su cui svettano le linee incendiarie del sax di Hemphill e della tagliente tromba di Baikida Carroll.

La title-track, con il suo tempo in 11/8, rimane il manifesto dell’album, il punto in cui il legame tra le radici africane, i Dogon del Mali, ed il blues urbano di St. Louis si fondono in un suono unico, asciutto e profondamente black. Recuperare questo storico capolavoro significa restituire al canone americano un documento cruciale del Black Artists Group, unendo la ricerca d’avanguardia alla visceralità del blues. È il salvataggio di un’incisione che, per decenni quasi introvabile, torna ora a testimoniare la forza politica e ancor più spirituale dell’autonomia creativa nera. L’opera, suddivisa in 4 lunghe tracce, va ascoltata per intero e consente di apprezzare come gli sguardi futuribili più efficaci della storia del jazz non abbiano mai staccato i piedi dalla strada, dalla polvere del blues. Il ritorno di “Dogon A.D.” sotto l’egida di New World Records può essere visto come un atto di giustizia storica, visto che anche i protagonisti sono finiti in un ingiusto oblio. Prendiamo per esempio Baikida Carroll, trombettista free tutto d’un pezzo che per anni è passato al teatro creativo per poi far perdere le tracce, o come il batterista Philip Wilson, tra i membri fondatori dell’Art Ensemble of Chicago, ucciso a revolverate a New York nel ’92 per motivi rimasti misteriosi. Poche settimane dopo l’omicidio, nella primavera del ’92, l’intera comunità del creative jazz di Manhattan si riunì a New York per una maratona musicale di tributo e beneficenza. I proventi vennero destinati alla famiglia del batterista per coprire le spese funerarie. Sul palco salirono tra gli altri David Murray, Olu Darae Fred Hopkins…

Anche in Italia “Dogon” è stato amato, rivisto e celebrato, in particolare dai Roots Magic, formazione che porta avanti le stesse istanze musicali e poetiche, aggiornandole con formidabile verve, e che consigliamo di vedere assolutamente dal vivo.

Chi scrive ricorda anche con piacere una personale e dissacrante “Dogon” portata dal nostro multistrumentista Carlo Actis Dato con il suo quartetto ai tempi di Ankara Twist della Splasc(h).

Sempre più cara sei tu / benzina / ma sarai sempre comperata / perchè il mondo è basato su te”

Ed ecco una versione pianistica di uno dei migliori talenti in circolazione:

1 Comment

  1. gran bella recensione, che sottolinea il carattere “earthy” ed emozionale di questo album, che tutti i veri jazzfans dovrebbero ascoltare, anche saltando per la prima volta lo steccato della c d. “avanguardia” senza remore e timori. Un’araba fenice che meritava finalmente una riedizione curata addirittura con amore. Imperdibile. Milton56

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