Oggi pomeriggio alla Casa del Jazz di Roma Enrico Rava prenderà parte ad un incontro pubblico condotto da Luciano Linzi, dedicato alla sua musica ed alle esperienze di una cinquantennale carriera.
Date le note qualità di affabulatore ed acuto osservatore della scena musicale del protagonista, i fortunati partecipanti avranno senz’altro di che godere e gioire ascoltando racconti, memorie e punti di vista che verranno proposti. L’occasione è legata, naturalmente, anche all’uscita del nuovo album ““Corners” dell’attuale formazione di Rava, i Fearless Five ( Matteo Paggi, Elena Polidoro, Francesco Diodati, Francesco Ponticelli) a cui si è unito il sassofono di Joe Lovano.
Chi non potrà partecipare all’appuntamento di oggi ha comunque a disposizione la musica, che da domani sarà disponibile su disco ECM o nelle usuali forme digitali e di cui proponiamo qui una sintetica cronaca basata sull’ascolto in anteprima dei nove brani. Alla quale premettiamo, attingendo alle note di accompagnamento, uno dei motivi ispiratori del contenuto del nuovo lavoro. “Dato che tutti i componenti del gruppo sono a loro volta leaders di altre formazioni – ha spiegato Rava – ho proposto a ciascuno di loro di portare un brano per il nuovo disco, cosa che rende Corners abbastanza diverso dai precedenti”
1 “Certi Angoli Segreti” – Ad aprire la sequenza, una ripresa da un disco del 1998 pubblicato da Musica Jazz legato al gruppo dell’epoca di Rava Electric Five (Mauro Negri, Gianluca Petrella, Roberto Cecchetto e Domenico Caliri, Giovanni Maier ed il compianto U.T. Ghandi). La melodia segue fedelmente le tracce originali, ma il brano si espande raddoppiando la durata attraverso una sequenza di assoli che ne seguono lo sviluppo (Lovano, Paggi, Rava) fino a che la chitarra di Diodati irrompe ad alterare l’equilibrio ritmico ed armonico con un solo astratto che precede la ripresa del tema iniziale,
2 “Sin Peso” – Un’ assorta e cadenzata ballad a firma di Francesco Diodati, con gli interventi dei fiati misurati e coordinati a costruire una cornice, al centro della quale è collocato il solo della tromba. Facile cadere in un’allucinazione su chi la suoni : Rava o Miles ?
3 “Le Mie Gambe” – Una canzone nello stile astratto ed un pò dark della batterista Evita Polidoro. Accompagnata da un minimale riff chitarristico e da uno sfondo ordito dai fiati, il cantato emana un fascino indefinibile, accogliente ed inquietante insieme.
4 “Sun Rava” – Il brano di Joe Lovano si nota anzitutto per il geniale titolo. Quindi per un avvio affidato alla tromba che si muove in spazi astratti seguita da sax e chitarra. Solo a partire dalla parte centrale si consolida una struttura ritmica canonica, dapprima base per il solo di Lovano, quindi protagonista dello spazio fra accellerazioni e stasi fino al laconico solo di batteria che prelude le battute collettive di chiusura.
5 “Hitchcock at the Beach” – Una melodia sognante disegnata da Enrico Rava con l’accompagnamento vocale della Polidoro. La voce intima del sassofono di Lovano accompagna tutto lo svolgimento del brano in modo naturale e profondo. Evoca l’immagine di un risveglio fra braccia amate.
6 “Tone, Shape and Colours” – Una libera improvvisazione su un tema portato da Joe Lovano che esalta la capacità dialogica dei membri del gruppo, ed il contesto collettivo nel quale l’ospite pare avere trovato una dimensione ideale.
7 “Ca va sans dire” – Il tenore di Lovano cambia completamente suono e si fa pieno, romantico e suadente in questa astratta ballad di Francesco Ponticelli con il finale riservato alle inquiete corde di Diodati.
8 “Bowery Dance” – Un altro brano di Enrico Rava dedicato ai periodi trascorsi a New York. Dopo una intro di chitarra, il brano si sviluppa su una vena funky affrontata in pieno relax, con trombone sax e tromba a rincorrersi sullo scorrere di un tappeto ritmico molto morbido.
9 “Mamma” – Il brano finale è firmato dal trombonista Matteo Paggi, con una melodia che si inquadra alla perfezione nei canoni emotivi dello stile di Rava. Il tempo è ancora quello di una ballad con la chitarra che costruisce in sottofondo l’ossatura armonica, sax e trombone concentrati in assoli di assorta solennità e la tromba di Rava che chiude il percorso con un soffio.
L’impressione (iniziale) è che, ancora una volta, la filosofia di Enrico Rava rivolta a suscitare la creatività dei musicisti attraverso l’indipendenza da esplicite direttive del leader, abbia prodotto risultati rimarchevoli,e la presenza di Lovano pare avere giovato sia al gruppo, arricchendo il panorama timbrico e coloristico, che al sassofonista, qui versatile ed ispirato più che in altre recenti prove.
Seguiranno ulteriori ascolti e (auspicabili) confronti di impressioni.
