Addio a Charles Ellerbe, la chitarra ruvida dei Prime Time

Il chitarrista Charles “Charlee” Ellerbe è morto nella sua casa di North Philadelphia tra il 4 e il 5 ottobre, dopo una lunga malattia. Aveva 76 anni. A dare la notizia è stato il suo amico e collaboratore di lunga data, il batterista G. Calvin Weston.

Ellerbe è stato una delle voci chiave dei Prime Time, la band elettrica di Ornette Coleman, e uno dei tre musicisti del gruppo cresciuti a meno di un miglio di distanza l’uno dall’altro. Il bassista Jamaaladeen Tacuma fu il primo a essere ingaggiato. Era reduce dall’esperienza con l’organista Charles Earland, che aveva licenziato sia lui sia Ellerbe. Tacuma fece il nome dell’amico chitarrista, e insieme portarono nella band anche Weston.

La formazione di quegli anni è entrata nella storia: due chitarre (Ellerbe e Bern Nix), basso elettrico, due batterie e Coleman al sax. Era il laboratorio della “armolodia”, la teoria con cui Coleman metteva armonia, melodia e ritmo sullo stesso piano, in un funk astratto, nervoso e volutamente al limite del caos.

Le due chitarre si intrecciavano come filo spinato. Nix era l’elemento più sommesso e rifinito, mentre Ellerbe era il più grezzo e diretto, con linee taglienti e aggressive. Nix morì nel 2017, a 69 anni.

Il suo background era il rhythm and blues. Come molti musicisti cresciuti attorno all’Uptown Theater di Philadelphia, aveva iniziato con gruppi soul locali come gli Ambassadors. Anche dopo l’ingresso nei Prime Time continuò a suonare altrove: partecipò a A Tear and a Smile, ultimo album dei Catalyst, band fusion di Philadelphia, e registrò con i Trammps, quelli di “Disco Inferno”, per The Whole World’s Dancing (1979).

La collaborazione con Coleman durò circa quindici anni. Tra i dischi a cui partecipò ci sono Dancing in Your Head (1977), Body Meta, Of Human Feelings, Opening the Caravan of Dreams e Virgin Beauty (1988), quest’ultimo con ospite Jerry Garcia dei Grateful Dead.

Ellerbe conosceva poco la musica di Coleman quando fu ingaggiato. Chiese a Ornette quali dischi dovesse ascoltare per prepararsi, e la risposta fu: nessuno. Coleman preferiva che i suoi musicisti arrivassero senza imitare nulla, anche a costo di correggere poi gli “effetti collaterali”.

Ellerbe amava sorprendere. Nel podcast Remembering Ornette disse che, in fondo, l’ultima cosa che voleva essere era un chitarrista. Per lui i veri chitarristi erano Wes Montgomery, George Benson o Kenny Burrell, mentre lui usava lo strumento per esprimersi fino in fondo. Tacuma lo ricorda come una vera rockstar della chitarra, capace di trovare la propria voce proprio grazie a Coleman.

Dopo la rinascita dei Prime Time nel 1989, Ellerbe tornò a Philadelphia e la carriera rallentò. Suonò per un periodo con la Sun Ra Arkestra, insegnò per diversi anni al Clef Club of Jazz and the Performing Arts nel programma diretto dall’amico Lovett Hines, e fondò i Matrix 12:38, la sua versione personale del concetto Prime Time, che si esibiva raramente. Quando si riuniva, il gruppo metteva in mostra le due anime del suo chitarrismo: la fluidità jazz e il suono distorto dell’hard rock.

Ellerbe con il gruppo Matrix 12:38

Hines lo ha ricordato come una persona eccezionale e un talento straordinario, sempre coraggioso nel seguire il proprio suono. La notizia della scomparsa di Ellerbe circola solo in rete, trattandosi di un musicista “minore” (qualsiasi cosa si possa intendere con questo termine), giornali e tivu’ italiane lo ignorano completamente. Il destino di moltissimi validi jazzisti scomparsi nel nulla dei media…

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