Padova Jazz Festival 2019: Vijay Iyer, suoni inauditi

Tutte le foto sono di Roberto Cifarelli 

L’arte del piano solo ha bisogno da parte del musicista che vi si appresta di un attenzione e sensibilità non comuni: Vijay Iyer ha sicuramente queste qualità.

All’interno della rassegna Padova Jazz il pianista americano si presenta con il suo piano nella sfavillante Sala dei Giganti di Palazzo Liviano.

Parlare di jazz per definire la musica di questo notevole artista è sicuramente limitato e chi era presente al concerto lo ha potuto cogliere appieno.

Vijay Iyer © Roberto Cifarelli
Vijay Iyer © Roberto Cifarelli Padova Jazz

La forza creativa delle composizioni (Starlings apre la serata) è evocativa e sferzante tanto quanto la rilettura di un brano come Work di Thelonious Monk (entrambi contenuti nell’album Break Stuff del 2015). Il jazz appare solo un pretesto che permette al pianista di origine indiane di far esplodere la sua cultura musicale che si nutre delle suggestioni jazzistiche (Sun Ra, Andrew Hill, Cecil Taylor, Duke Ellington, solo per citarne alcuni) sino a manifestare l’influenza della musica classica del ‘900 (la percussività e la violenza ci ricordano Béla Bartók, la leggerezza impressionistica ci catapulta a Satie; gli influssi sono i più disparati: da Sibelius, Brahms, la musica carnatica, la lezione del minimalismo americano.

Iyer si muove sulla tastiera spesso usando il registro grave, l’improvvisazione si alterna a momenti apparentemente scritti, la naturalezza con cui riesce a proporre gli accordi che non ti aspetti, le dissonanze, forse anche le “note sbagliate” per citare Monk, sono in antitesi con la pulizia, la compostezza che gli proviene da una determinante formazione classica.

Vijay Iyer © Roberto Cifarelli
Vijay Iyer © Roberto Cifarelli Padova Jazz

Si rimane estasiati dal controllo totale e dalla maturità di questo musicista che alla soglia dei cinquant’anni è in grado creare arrangiamenti spontanei e soluzioni armoniche e melodiche sorprendenti . All’ascolto si ha una sensazione di leggerezza, la convinzione è che stia avvenendo un atto performativo, ovvero in quell’esatto momento la musica si realizza, attraverso anche la gestualità. Momento unico ed irripetibile che si perderebbe senza qualcuno che lo registri (la medesima sensazione che si ha ascoltando il duo Iyer/Taborn nell’album live The Transitory Poems uscito per Ecm Records.)

Iyer sembra giunto alla maturità artistica e il solo consiglio che ci rimane è di ascoltarlo dal vivo. Prossimo appuntamento in Italia il 19 Gennaio 2020 al Teatro Franco Parenti di Milano.

1 Comment

  1. 19 gennaio a Milano? Ci saremo, ci saremo…… 🙂 . Iyer è musicista dai molti volti, e senz’altro è una punta di diamante della scena attuale. Personalmente, sento molto la mancanza del suo sestetto, quello di ‘Far from over’, che acoltato dal vivo mi ha fatto un’impressione fortissima, persino superiore al pregevole disco. A proposito di ‘album atipici’ di ECM, su ‘Transitory Poems’ ci sarebbero lunghi discorsi da fare, soprattutto a riguardo del risultato finale che scaturisce dall’interazione tra due pianisti che in apparenza sembrano avere vari punti di contatto. Un album affascinante, che a mio avviso avrebbe dovuto esser sostenuto e proposto con più convinzione da ECM, quantomeno in misura pari ad altre cose di gran lunga meno stimolanti ed innovative. Ma non spargiamo benzina sul fuoco 😉 Milton56

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