Serata con la Diva

Arrivo, come mio solito, un pò in anticipo, e la trovo in piedi ad aspettare sulla porta della sala del concerto. Non fatico a riconoscerla, ho visto la sua immagine in molte foto, e l’abbigliamento un pò demodè, con una lunga gonna folk, mi conferma che è proprio lei. Tento un approccio, spiegandole che vorrei fare un’intervista, quando lei preferisce, prima o dopo il concerto, ma subito mi interrompe, con ferma gentilezza, dicendo che non è disponibile. Prendo tempo e mi dico che ci riproveremo con l’incauto organizzatore del concerto, che, secondo gli accordi, avrebbe dovuto avvisarla in anticipo. Allestita la sala, è il turno delle prove, con il chitarrista ed il bassista convocati per l’occasione. E qui arriva un altro momento di imbarazzo, quando l’incauto organizzatore, mentre lei prova, inizia a scattare foto a distanza ravvicinata, con evidente disappunto della Diva, che fa di tutto per manifestare come non gradisca quelle foto, ma senza grandi risultati: lui continua la propria opera, entusiasmandosi, anzi, scatto dopo scatto, e provando prospettive sempre  nuove. A cena in pizzeria la Diva si astiene dal cibo, ma partecipa per cortesia o perchè non saprebbe dove andare. Torniamo alla carica con l’intervista, ma lei ribadisce: “Sono qui solo per cantare“, chiudendo in modo definitivo l’argomento. Ma il più bello arriva al momento del concerto, con la sala piena, un centinaio di persone richiamate in parte dal nome della Diva, in parte dall’occasione di uno spettacolo gratuito. L’incauto organizzatore entra nei panni preferiti del presentatore e sfodera una delle sue solite prolusioni, dalla quale risulta abbastanza evidente come nulla o poco sappia della musica che dovrebbe introdurre e del profilo artistico dei suoi protagonisti. La Diva, in esito alle prove, ha preso una decisione: dato che il suono dell’impianto di amplificazione secondo lei non è idoneo alla sala, terrà la sua esibizione senza microfono, totalmente in acustico. I remissivi chitarrista e bassista si adeguano cercando di tenere basso il volume, ma il problema è del pubblico, che riesce a stento a percepire la voce della Diva, impegnata in un repertorio di cui, per le circostanze, o lo stato d’animo da esse derivato, ho perduto, due anni dopo quella serata, completamente le tracce.

Il jazz è tanto interessante, avventuroso ed avvicente che non ci si spiega come il suo mondo debbe essere popolato da siffatti personaggi. Dive altezzose ed organizzatori incauti è facile in contrarli a qualsiasi latitudine. Ma la lista potrebbe comprendere anche direttori di riviste reticenti, impresari permalosi o attenti solo ai cenni d’attenzione dei media che contano, critici tromboni o malati di ermetismo letterario,  appassionati pronti a sparare a zero sui gusti non conformi ai propri e via elencando, in un catalogo che ciascuno potrebbe compilare secondo le proprie esperienze. Per fortuna, fra le  mie, posso annoverare anche diversi incontri con musicisti disponibili e cordiali, pronti a spiegarti la propria arte anche con le parole, e, magari,  a ringraziarti se hai concesso loro uno spicchio di visibilità.

La musica, naturalmente, in tutto questo non c’entra, come dimostrano vicende del presente e del passato che vedono capolavori senza tempo prodotti da pessimi caratteri .

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