BesTracce Jazz 2020 – Vol.III

Anche nel 2020 che, se Dio vuole, ci lasciamo alle spalle sono state parecchie le produzioni discografiche di spessore, e chissà quante altre ci saranno sfuggite sotto il naso. Certo, ci sono stati anni migliori, alcune etichette si sono messe alla finestra ed hanno rimandato a tempi futuri (?) nuove uscite, in ogni caso dopo un’intensa “riunione redazionale” s’è stabilito d’imperio che nei profluvi di Best Of di fine anno fosse aggiunta pure la nostra personale grigliata di lavori con funzione di Survival Kit in questi tempi grami. Quindi si prenda anche questo elenco con le apposite pinze per griglia, fruendo più che altro dei link musicali da Youtube posti a mo’ di trailer, mentre tutti i titoli hanno un link che rimanda o alle nostre pagine o ad altri siti che han trattato l’album. Credo siano opere che non sfigurerebbero nelle discoteche dei jazz-fans che ci leggono (a proposito, siete sempre di più! merci beaucoup!) e permettetemi di ricordare che il miglior modo per sostenere l’oscillante baracca discografica/concertistica è ancora quello, semplice-semplice, di mettere mano al portafogli per ascoltare la musica che amiamo.

Tra le etichette che hanno un po’ tirato i remi in barca dobbiamo purtroppo segnalare l’olandese Criss Cross, piccola label che registra grandi sessions, che piange la morte del fondatore Gerry Teekens e pubblica un solo disco nel 2020, ma si tratta di un magnifico lavoro del chitarrista David Gilmore, con Luis Perdomo al pianoforte. Speriamo che non sia il canto del cigno di una label storica ma piuttosto l’inizio di una nuova avventura.

David Gilmore – From Here To Here (Criss Cross)

Grande attività in casa Smoke invece, dove le Smoke Sessions con relativi concerti live acquistabili a distanza continuano ad essere un punto di riferimento mondial/newyorkese per proposte, a volte molto canoniche, a volte più avventurose, di un roster di jazzisti importanti ed altri outsiders, produzioni sempre molto curate che perseguono l’aggiornamento di un canone e quest’anno centrano il bersaglio con una serie di ottimi dischi tra i quali spicca il quartetto di un altro chitarrista tra i migliori al mondo, Peter Bernstein.

Peter Bernstein Quartet – What Comes Next

La Blue Note, da alcuni anni in evidentissima ripresa, ha beccato il jackpot dell’anno con uno degli esordi da leader più sbalorditivi degli ultimi lustri, ovvero:

Immanuel Wilkins – Omega

Ed ha anche prodotto la sontuosa zampata di un vecchio leone indomito, Charles Lloyd colto dal vivo, circondato da giovani stelle e da un pubblico innamorato.

Charles Lloyd – 8: Kindred Spirits (Live From the Lobero)

A proposito di età avanzate, dalla Francia arriva un altro disco dal vivo (registrato al Festival di Marciac) di un novantenne che rilegge le sue ballads preferite in piano solo. Il risultato è sublime, lui si chiama Ahmad Jamal.

AHMAD JAMAL- Ballades – Jazz Village

Buona l’annata di Mack Avenue che ha sfornato un altro eccellente viaggio del pianista Aaron Diehl che si muove con il suo trio in un ambito che ricorda il magistero di un gigante come John Lewis, del quale pare avere assunto la pesante eredità.

Aaron Diehl – The Vagabond

Sempre dalla Mack Avenue arriva l’ultimo di Christian Sands, jazzman in crescita esponenziale, che firma con Be Water il suo miglior lavoro, alternando pianoforte e Fender Rodhes in un album nitido che manifesta il suo karma dopo qualche ascolto, rivelandosi perfetto come un dilatato haiku combattivo (il disco s’ispira a Bruce Lee ed alle arti marziali) contro il logorio di questi tempi confusi e spesso idioti.

Christian Sands – Be Water

Da casa High Note / Savant segnaliamo e sottolineiamo con evidenziatore il terzo lavoro di un gruppo stabile che sta facendo faville, ovvero il fiero Black Art Jazz Collective, roba da scrivere sui muri Hard Bop’s Not Died! :

Black Art Jazz Collective – Ascension

Arriva da casa Green Leaf, label di Dave Douglas, il formidabile concept album della New Cuban Express Big Band di Manuel Valera. Un’esplosione di ritmi e colori in cui prendono vita le liriche dell’eroe nazionale cubano José Martì. Il pianista Valera ha le idee chiarissime: “Sort of like the Thad Jones/Mel Lewis rhythm section is pretty loose behind the solos. I definitely wanted a small group approach to big band. I feel that the album Jose Martí en Nueva York greatly reflects this approach!” Disco che vi teletrasporta dalle nebbie lombarde al sole cubano semplicemente schiacciando play. ¡Qué guay!

Manuel Valera New Cuban Express Big Band – José Martí En Nueva York

Quanto al Jazz prodotto in Italia o da italiani non posso che partire da Pasquale Grasso e dai suoi lavori solitari per la Okeh / Sony Masterworks: “Solo Masterpieces” cui son seguiti “Solo – Bud Powell“, e l’EP “Solo Bird”. Una chitarra virtuosa e solitaria che si fa beffe del lockdown e vola, nel cuore di capolavori che fluiscono rigogliosi e rinnovati.

Pasquale Grasso – Solo Masterpieces / Pasquale Grasso – Solo Bud Powell

E’ stato un piacere ritrovare in gran forma Maurizio Gianmarco, che per il Parco Della Musica ha firmato “Only Human” con il suo progetto Halfplugged Syncotribe, un disco ricco di suggestioni e di accorate istanze sociali, che mette a fuoco le radici del leader e di una band che merita un approfondimento prossimo su questi schermi.

Maurizio Gianmarco – Halfplugged Syncotribe

Dura da più di vent’anni la collaborazione tra il sassofonista Rosario Giuliani e il vibrafonista Joe Locke, testimonianza di un amicizia e di un feeling che investe l’espressione artistica che qui raggiunge l’apice in un lavoro coeso e seducente, in cui ha gran peso l’eccellente sezione ritmica italiana (Roberto Gatto e Dario Deidda). Disco di struggente bellezza che ci parla per la milionesima volta del tema di sempre, trovando il modo di cavarci un sospiro senza usare tutto il miele di Winnie Pooh.

Ci sarebbero altri dischi di cui parlare, ma adesso mancano pochi giri di lancette alla fine dell’anno e quindi lo faremo nel 2021, sempre su questi schermi, parola di boy scouts.

Auguri di cuore a tutti i jazz-fans!

Rosario Giuliani – Love in translation

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