IL RITORNO DEI DISCHI ROSSI

Forse a qualcuno potrà sembrare una ripetizione (vedi post comparso sulla nostra pagina Facebook), ma il ritorno ed il rilancio della RED RECORDS è una grande notizia che merita approfondimento e considerazione, soprattutto a beneficio di lettori più giovani o di altri all’epoca ancora lontani dalla scoperta di questa musica.

Stiamo parlando di un’etichetta italiana fondata nel lontano 1976 e che per tutti gli anni ’80 e ’90 è stata un punto di riferimento non solo nel panorama musicale italiano, ma anche all’estero. Non solo, ma il suo ricco catalogo esprimeva una linea ben precisa, che ora appare forse ancora più chiara e nitida di quanto non avvenisse ai tempi. Si trattava di una esplorazione a largo raggio di una sorta di ‘modern mainstream’, che dopo il crepuscolo dell’Era Free ne metteva a dimora molti semi nel terreno dell’hard bop più avanzato.

Registrato a Genova ne 1987: una copertina che dice tutto

Ah, a momenti dimenticavo di dire che allora molti musicisti americani di primissimo piano visitavano regolarmente l’Italia non solo per i concerti, ma anche per registrare. Al proposito rimando alle foto di album che accompagnano questo articolo, parlano da sole. Non si trattava certo di una scelta  di mera opportunità pratica: si dice che al suo primo approccio con la label milanese Bobby Watson chiese indicazioni alla produzione circa la scaletta dei brani da registrare. Gli fu risposto che ci si aspettava la scelta da lui: Watson rimase incredulo al vedere che nessuno interferisse come era abituato a veder fare negli States. Risultato finale: i due migliori album della sua carriera sono stati registrati negli studi della Red Records

1985: l’astro nascente Watson condivide lo studio con i nostri Bassini, Zanchi e Prina. Formidabili quegli anni…….. copertina molto ‘seventy’….

Quale major discografica USA avrebbe mai consentito a Cedar Walton di incidere un ciclo di ben tre album dedicati al suo trio? In un’epoca in cui poi l’attenzione era ancora tutta concentrata sulla Fusion?

è solo l’ultimo di tre volumi…….

Ed a proposito di coni d’ombra dell’Era del Riflusso (come lo si definiva allora), la label di Sergio Veschi riportò sotto la luce dei riflettori (ovviamente quelli di una scena capace di misurare i reali valori musicali in campo…) autentici fuoriclasse del jazz contemporaneo  che erano stati silenziosamente accantonati a vantaggio di figure più‘di tendenza’. Un esempio lo possiamo vedere sotto.

‘Ramblin’ (il brano) ha sedotto a suo tempo anche Ornette…

 Ma faremmo un torto alla Red se la dipingessimo come un manipolo di filologi a caccia di tesori semisepolti. In realtà, hanno di mostrato di aver buon fiuto anche per il futuro: questo disco per esempio è del 1998, fate caso a chi è il leader e dove è arrivato solo negli ultimi anni….

Allora l’ottimo JD non era certo sulle copertine delle riviste americane come adessoo….

Altrettanto dicasi per questo, che è stato registrato nel 1999…..

‘Fabrizio Bosso? Fa paura’. Parola di uno che di tromba se ne intende, Enrico Rava….

E qui veniamo ad un altro aspetto della storia della label: la documentazione ‘in presa diretta’ di una stagione cruciale nella formazione dell’identità del jazz italiano, quello che era cresciuto sui palchi in diretto rapporto con i protagonisti di una stagione rovente del jazz americano, e che cominciava a dire una sua parola facendo tesoro di questa esperienza. Si possono citare i lavori di Franco d’Andrea nel periodo successivo al Perigeo, ma è impossibile non menzionare le istantanee musicali scattate a quella meteora incandescente che è stato Massimo Urbani, del quale Red ha fermato i momenti di espressione più piena e felice. En passant, intitolazione di premi a parte, se ne parla poco di questo jazzman ‘selvaggio’, come si diceva allora di personaggi scaturiti da ambienti che sembravano fatti apposta per negare i loro talenti e personalità

Un album, due strade interotte: Urbani e Flores. Chissà se sopporterebbero il nostro oggi……..

Per stornare il sospetto che qui si faccia del vieto sciovinismo provinciale (che furoreggia altrove), vi racconto un’altra cosetta. Da tempo rovistavo sulle pagine di un noto sito web di vendita di dischi usati di pregio, e nella mia lista figuravano parecchi titoli di album Red degli anni ’90. Ne ho trovati diversi proposti da venditori del Nord Europa e soprattutto del Giappone, quest’ultimo mercato discografico notoriamente quanto mai selettivo ed attento (spesso molto più di quello statunitense).  

Aspettiamo quindi con impazienza le ristampe del catalogo storico, che già si annunziano: quelli della mia leva già staranno compilando le loro liste dei desideri…….

Ma Red non sarà solo storia: già si annunciano nuove produzioni, anche mirate alla scena italiana: per ora è in programma questo lavoro in solo di Salvatore Bonafede, un autentico veterano delle nostre scene

Ci auguriamo che molto altro segua, soprattutto con riguardo alle voci più giovani: la promozione e la distribuzione di una label professionale e con un’esperienza di più di quaranta anni è disperatamente necessaria per arginare la loro sistematica migrazione in lidi lontani dovuta alla mancanza di spazi nel circuito concertistico e festivaliero.

Per quanto riguarda l’orizzonte internazionale, a mio avviso Red sta per collezionare un’altra di quelle scoperte di cui si parlava più sopra: nel mio piccolo, mi sento di poter garantire su Isaiah Thompson, di cui vi ho raccontato l’apparizione ad Umbria Jazz Winter del 2019 .

Concludo citando un’esortazione lanciata dal palco di JazzMi da Theo Crocker (gran professionista del mondo della musica, si noti, è stato anche direttore musicale e produttore di tante star del neo-soul americano): ‘Ricordate che l’acquisto di un singolo disco fisico, CD o LP che sia, ai fini della sopravvivenza della musica di qualità e soprattutto di chi la fa vale almeno 10.000 ascolti in streaming……..’ Milton56

 Isaiah Thompson, prossimamente su questi schermi: provare per credere

3 Comments

  1. Bisogna davvero riconoscere il grande merito alla RED RECORDS e all’Amico Sergio Veschi per averci REGALATO negli anni vere opere d’arte e tanti musicisti, d’oltreoceano e non.
    Sarei dell’avviso di riproporre la vendita di tutta la collezione Red Records, e non solo una parte di essa come precedentemente fatta poco fa con il quotidiano Repubblica.
    Magari tutti in vinile, sarebbe una gran meraviglia, modello fabbri editore “enciclopedia del jazz”
    In bocca al lupo per tutto
    Antonio Tarantino
    Pres. Assoc. No Profit “Amici Jazz San Severo”
    Dir. Art. San Severo WJ

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    1. Beh, già il solo intraprendere il rilancio di un’etichetta jazz ‘pura & dura’ è un bell’atto di coraggio nell’attuale scena musicale italiana, la ristampa integrale del catalogo passato hic et nunc rasenterebbe la follia (bisogna poi fare anche i conti con possibili sopravvenuti garbugli di diritti… ), diamo tempo al tempo. Il problema della serie proposta da La Repubblica non stava nella parzialità della scelta di catalogo, ma nel fatto che ogni singolo disco era in realtà un’antologia di brani tratti da diversi album dello stesso musicista: insomma delle compilation, anche se di gran lusso. Comunque non c’è pericolo di correre ‘rischi’ simili, iniziative del genere ormai sono del tutto fuori dell’orizzonte del possibile, anche per la situazione comatosa in cui si trova il circuito delle edicole, canale che rimpiangeremo a calde lacrime, in passato ha avuto meriti enormi nella diffusione ampia di cultura musicale e cinematografica. Comunque la serie varata dal quotidiano romano (o torinese? 😉 ) ebbe il merito di tenere viva la memoria di una bella impresa della discografia italiana. Ed è stata una specie di preludio, come ora si vede…. Io conto su Red soprattutto per le nuove uscite, le due annunziate testimoniano che il timone è sempre sulla rotta giusta, quella di tanti anni fa. Milton56

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