Eddie Costa 4tet- “Guys and Dolls like Vibes”

Camicia bianca, cravatta nera, maniche rimboccate, pettinatura con la riga e sguardo fisso al vibrafono sul quale poggia, parrebbe più per il fotografo che altro, i due martelletti, quasi un chirurgo stanco e disincantato che sa il fatto suo, mentre alle sue spalle accennano a improbabili passi di danza due loschi figuri avvinti a due procaci ladies, borsalino in testa e manca poco che si noti pure qualche asso sbucare dalle maniche.

Ricordiamo oggi con piacere la figura largamente dimenticata di Eddie Costa (Atlas, Pennsylvania 14-8-1930/New York 28-7-1962), un pianista e vibrafonista di gran livello che ha regolato i suoi conti con un destino tragico a nemmeno 33 anni in un incidente stradale, lasciando dietro di sé una montagna di swing ma soltanto un pugno di dischi, uno stile pianistico limpido e fluido à là Teddy Wilson, e poi quest’incisione al vibrafono per la Coral della cui copertina s’è detto in apertura, risalente al gennaio ’58 con un gruppo eccellente, in cui alcuni temi del musical “Guys And Dolls” (“Bulli e Pupe”) di Frank Loesser (1950) vengono riproposti in chiave jazz, com’era abitudine del tempo. Autodidatta del vibrafono con una sconfinata ammirazione per Milt Jackson, Eddie Costa assembla il quartetto anzitutto condividendo scelta del repertorio ed arrangiamenti con un ventinovenne pianista del New Jersey in rapida ascesa, Bill Evans, ed a completare il quartetto un bassista di Saint Louis che arrivava da sette anni di lavoro con Duke Ellington, Wendell Marshall, e un batterista che si era fatto notare con Monk e che aveva suonato nel disco di debutto dello stesso Bill Evans “New Jazz Conceptions”, ovvero Paul Motian da Philadelphia.

Sono sei le tracce che compongono il disco, tra cui la più celebre è senz’altro “If I Were a bell” che aveva trovato in Miles Davis un interprete d’eccezione due anni prima nel Prestige “Relaxin’ with the Miles Davis quintet” ma di una certa notorietà continuerà a godere anche “I’ve Never Been In Love Before” destinato a diventare uno standard abbastanza battuto. Le articolazioni pianistiche evansiane illuminano l’intero disco, ed è la conversazione in primis tra pianista e vibrafonista quella che si svolge densa, vivace, calorosa, e con un eleganza ritmica naturale di tutto il quartetto che attinge a piene mani alle risorse offerte da una sintassi musicale inesauribile e applicata con il dovuto rigore: lo swing.

Luck Be A Lady” (presa in 6/8 e con i bridges in 4/4) è un brano di una fragranza e di una modernità spettacolare, la ballad “I’ll Know” chiude l’album lasciando la giusta voglia di rimettere la puntina all’inizio del Long Playing o di lasciar che riparta l’Mp3, insomma far ripartire altri 40 minuti di jazz sincero, godibile e perfettamente bilanciato, in cui immergersi come meglio si crede. Il disco fisico è attualmente di difficile reperibilità, sparito dalle maggiori catene di distribuzione, forse si trova qualcosa in vinile su ebay o qualche residua edizione in cd giapponese, anche il “Complete Quartet Recording Bill Evans & Eddie Costa” uscito qualche decennio fa per sfruttare la notorietà di Bill Evans e con circa lo stesso repertorio è attualmente disperso, insomma se non lo avete in collezione non vi resta che schiacciare play sul link sottostante. E buon week-end, jazz lovers!

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