Marcin Wasilewsky Trio :“En attendant”

Uno dei miracoli della musica è la sua capacità di colpire i nostri sensi in modo inaspettato, perforando la barriera dell’attenzione per arrivare a toccare la sfera dell’emozione. Definire le condizioni ideali perché il fenomeno possa verificarsi non è semplice , ma certo ha un ruolo essenziale la predisposizione momentanea di chi ascolta, influenzata da una pluralità di fattori istantanei che possono condizionare l’esito dell’ incontro. Spesso, sarà capitato a molti, l’ombra di qualcosa che si è trascurato per motivi contingenti torna a far capolino nella memoria, in sembianze simili a quelle del rimpianto. Per questo motivo, credo valga la pena dedicare il momento ritenuto piu idoneo ai 43 minuti di questo disco, il settimo del Marcin Walisewsky Trio (Slawomir Kurkiewicz al contrabbasso e Michal Miskiewicz alla batteria )  per l’etichetta di Manfred Eicher, evitando una rapida archiviazione come l’ennesimo prodotto da collocare alla voce “estetica Ecm”. Si perderebbe l’occasione per conoscere un’ identità unica ed originale, libera dagli schemi, ma aperta ed accessibile, fondata sulla storia e rivolta al futuro, come è la musica di questo trio di provenienza polacca. Nel cui dna si avvertono chiaramente Keith Jarret e Paul Bley, ma integrati in un linguaggio accessibile e diretto anche quando i climi sono più meditativi e le dinamiche fra i musicisti si dipanano principalmente intorno alla costruzione del suono. Risultati che si ottengono esclusivamente con il tempo e con la pratica, ed infatti questo trio è attivo da oltre un quarto di secolo, prima con la denominazione di Simple Acoustic Trio, quindi come il gruppo di Thomas Stanko e poi in proprio, con la parziale deviazione del recente “Artic Riffs” inciso in compagnia del sassofono di Joe Lovano. Gli esempi più significativi di come funzioni il gruppo sono i tre brani collettivamente composti ed improvvisati, “In motion” : il primo, estatico e poi increspato da una vena nervosa, il secondo, sintesi di concretezza ed astrazione, il terzo, una linea poetica cantata dal contrabbasso che si frammenta in mille rivoli ritmici. Una dinamica che muta ed inverte il ruolo atteso degli strumenti, dove la ritmica è spesso colore, graffio o progressione autonoma, il pianoforte asscura un flusso continuo e scorrevole di parti melodiche, alternadosi alla voce terragna e corposa del contrabbasso .

Ma il bello di “En attendant” è anche il percorso fra tempi e generi che permette di legare la “Variazione 25” dalle Goldberg di J.S. Bach, ad una parte intensa improvvisata, di circoscrivere il celebre tema di “Vashkar” di Carla Bley (compariva sul disco “Footloose!” del 1963 di Paul Bley ) fra un dialogo solista contrabbasso /pianoforte, di allestire un’irresistibile veste soul jazz a “Riders on the storm” dei Doors, ennesimo tassello nell’incursione nel mondo del rock che si aggiunge a quelle su Bjork, Police e Prince dei dischi precedenti.

Come il pezzo della Bley, anche “Glimmer of hope” originale di Wasilewsky, è ripreso (anzi anticipato, dato che questo disco è stato registrato qualche mese prima nello Studio La Buissonne, nel sud della Francia, nell’agosto del 2019) dall’esperienza con Lovano. L’ascolto comparativo mi porta ad indicare questa versione, dove il pianoforte, letteralmente, splende ad accendere il “barlume di speranza” del titolo, più propria alla dimensione del trio, una fabbrica di emozioni autosufficiente.


 

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