“Monsieur outsider” Ricky Ford – Paul’s Scene.

RICKY FORD – The Wailing Sounds of Ricky Ford: Paul’s Scene – (Whailing City Sounds)

Gioca ancora col passato il sassofonista tenore Ricky Ford, l’enfant prodige che decise di dedicare la sua vita al sassofono dopo aver visto un concerto di Rashaan Roland Kirk e che mezzo secolo fa finì per sedersi su una delle sedie ellingtoniane più ambite e prestigiose, quella che fu di Paul Gonsalves, ed eravamo già sotto la guida di Mercer Ellington, ha poi sviluppato nei lustri un’onesta carriera, piuttosto cristallizzata nei suoi episodi discografici come leader, che appaiono dilatati nel tempo e sempre d’alto livello sebbene manchino picchi clamorosi nella produzione, ed è oggi un sassofonista old fashioned che riserva sorprese da ricercare tra le righe, un outsider perfetto rappresentante di quell’età di mezzo (classe ’54) rimasta un po’ in ombra e senz’altro schiacciata tra vecchi giganti e giovani leoni, e questo nonostante mezzi tecnici ed espressivi di primo livello, che Ford esibisce con nonchalanche anche in questo nuovo episodio discografico.

1975. Nel tempio del Jazz, con l’Ellington Orchestra, primi successi di un giovane fuoriclasse. Formazione completa che si ascolta nella clip: Mercer Ellington, directing: James “Buddy” Bolden, Barry Lee Hall, Willie Singleton, Charles Melvin “Cootie” Williams, trumpets; Chuck Connors, Vincent Prudente, Art Baron, trombones; Harold Minerve e Maurice Simon, alto saxophones; Bill Easley e Ricky Ford, tenor saxophones; Percy Marion, baritone saxophone; Lloyd Mayers, piano; Edward Ellington, II, guitar; J.J.Wiggins, bass; Quinten “Rocky” White, drums.
Primi anni ’80, Questo disco della label italiana Soul Note coglie il tenore di Ricky Ford nella BIg Band di George Russell. Senso del blues straordinario in questo “terrific tune” in cui spicca il primo assolo di Ford.
Dalla cospicua discografia fordiana peschiamo una clip da un disco del 2003. Niente ritmica, in duo con un sodale eccellente come il pianista Kirk Lightsey, Ford spiega tutto il suo formidabile magistero sassofonistico.

Del resto, non che il Nostro oggi abbia molto da dimostrare o traguardi da raggiungere, i treni importanti sono probabilmente passati tempo fa, ora che siamo vicino ai fatidici 70 Ford gode della totale libertà espressiva concessa da piccole ed appassionate label che ancora stampano cd, è sempre ricercato come sideman, è un insegnante assai quotato e da anni ha scelto la Francia come patria d’adozione, s’è occupato per un decennio del Toucy Jazz Festival, in Borgogna. Abbiamo appreso che il festival, immaginiamo anche a causa del Covid, ha purtroppo abbassato il sipario definitivamente, mentre continua il suo impegno in ambito pittorico con le sue opere che hanno attirato un certo interesse, quadri ispirate a Dalì , Duchamp e dipinti d’escargots sono stati esposti in una galleria d’arte a lui dedicata, sempre a Toucy, dove ci piace immaginarlo mentre sorseggia un rosso Gran Cru e pensa a nuove composizioni.

Tornando a questo nuovo disco che arriva dopo alcuni anni di silenzio discografico, troviamo un Ricky Ford in vena, che fa giostrare il quartetto al meglio, mescola omaggi, ricordi e citazioni, divertendo assai, ed onorando i grandi colleghi del passato, in primis Gonsalves ma non solo, tracce rollinsiane, per esempio ,sono evidenti in molti passaggi, stili diversi perfettamente assorbiti nel suo playing, sia quando si muove in territori bazzicati da sempre, dagli spiccati colori latini (“Ricky’s Bossa” e “Mabulala” di Lightsey, altro jazzman legato a filo doppio alla Francia) oppure s’inoltra in una foresta bop che non mai particolarmente intricata (“Fer”, “Paris Fringe”) o piuttosto sposta il suo focus più indietro, inquadrando il mitico collega e predecessore Paul Gonsalves in modo aperto (“The Stockholm Stomp” di Fletcher Henderson e soprattutto il tour-de-force “Paul’s Scene”, pura gloria jazz, in cui la potenza e la flessuosità del tenore di Ford rendono un omaggio vivido, di cristallina classicità).

L’Omaggio a Pual Gonsalves,

Questo fedele soldato che ha prestato i suoi servigi anche alle corti di Charles Mingus, Lionel Hampton ed Abdullah Ibrahim, nelle veste da leader tende a gigioneggiare serafico nelle ballads (“The Essence of You” di Coleman Hawkins) dove sviluppa assoli di virile dolcezza, come del resto accade in tutto l’album, inciso in un solo giorno al Samurai Recording Studios di NYC, idee concise e chiare, lo Studio costa!, con brani arrangiati con gran cura e che non vanno mai oltre i cinque minuti, con la ritmica che, udite udite!, fa la ritmica, ovvero sostiene al meglio il solista, con classe e misura, senza prendersi grandi spazi solistici ma creando un mood delizioso all’insegna dello swing e del bop. Sottolineiamo la classe del drummer ottantenne (!) Barry Altschul, che molti credono legato solamente alla stagione del free, ma che ha invece radici boppistiche solide ed assai sviluppate, e del pianista, criminalmente sottovalutato, Mark Soskin, habitué di Sonny Rollins, e perfetto per sostenere e rilanciare i chorus di Ricky Ford. Disco godibilissimo.

Ricky Ford Paris France 1998. American in Paris.
(Photo by Jan Persson/Getty Images)

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