Grant Green – Gooden’s Corner

GRANT GREEN – Gooden’s Corner – American Jazz Classic – Supporti disponibili: CD

Ristampa decisamente ghiotta per gli amanti del Blue Note Sound e di uno dei suoi migliori alfieri, Grant Green, un elegante, formidabile stilista che con grande semplicità (apparente) ha fatto la storia della chitarra jazz. Uscito nel triste 1979 che ne vide la prematura dipartita per la divisione giapponese della Blue Note l’incisione in questione risale al 1961 e diventò nota ed assai macinata dagli appassionati che come il sottoscritto la ritrovarono per intero nello spettacolare doppio CD “The Complete Quartets with Sonny Clark” piuttosto che nel cofanetto Mosaic che raccoglie l’intero lascito del nostro. Questa versione economica della “misteriosa” “American Jazz Classic” sfrutta la scadenza dei diritti d’autore sul materiale, non esibisce quindi il marchio Blue Note in copertina ma in fondo quel che conta è il cd che suona decisamente bene, il master di Rudy Van Gelder mantiene tutta la sua fragranza, le dinamiche sono brillanti ed il digipack ripropone le liner notes dell’epoca, aggiungendo un ineffabile fascino vintage al dischetto.

Il peso specifico di Grant Green, grazie al cielo, è andato aumentando lustro dopo lustro, la sua limpida voce “single note style” è tutt’ora vibrante e germinale, la considerazione critica attende probabilmente una definitiva collocazione ma tra i jazz-fans le due facciate di “Gooden’s Corner” vanno dritte ad aggiungersi a quel piccolo giardino swing & groove che vede in “Solid” ed “Idle Moments” i vertici espressivi di una discografia che negli anni ’60 ha sfornato i suoi capolavori, prima di un’interruzione dovuta a problemi di droga seguita da un’interessante ripresa produttiva nei ‘70, sebbene il chitarrista fosse minato nel fisico. Per chi volesse approfondire la figura di questo straordinario jazzman rimandiamo ad un pezzo di 53Rob di qualche anno fa in cui è contenuto un docu-film di struggente bellezza:

Tornando al disco il contributo del pianista Sonny Clark è ovviamente enorme anche in questa occasione, come si apprezza nelle spettacolari e decontratte versioni di “On Green Dolphin Street” e di “Moon River” o nella veloce “What Is This Thing Call Love”, un gioiellino che non ha perso un’oncia di freschezza, grazie anche alla naturalezza ed alla pura classe sfoggiata da una sezione ritmica che vede Sam Jones al contrabbasso e Louis Hayes alla batteria , due “cats” destinati a fare faville con Oscar Peterson e tanti altri giganti.

Per i collezionisti segnaliamo la presenza sul Cd di tre bonus track provenienti dalla stessa session, con un blues rimasto senza titolo e “Count Every Star”, brano che negli anni ‘50 era stato uno zuccheroso successo dei Ravens e che qui, grazie anche all’apporto in aggiunta del corposo sax tenore di Ike Quebec, funge da perfetta ciliegina su una torta classica, di quelle che non stancano mai, nemmeno a volerlo. Grant Green Forever!

(Courtesy of AudioReview)

2 Comments

  1. ‘Misteriosa’ American Jazz Classics’? Mica tanto… ;-). Nasce da quella specie di ‘Triangolo d’Oro’ della discografia che invece che in Indocina gravita tra la Catalogna e Andorra (principato copyright free…). Questi signori hanno avuto anni fa il grande merito di avere ristampato piccole gemme dimenticate da decenni negli archivi dei titolari dei diritti, tra l’altro quasi sempre con gran cura editoriale. Recentemente si sono un po’ seduti con proposte più banali e tutto sommato superflue, considerato che sono disponibili edizioni ufficiali, spesso corredate da inediti di gran pregio (una prece per il CD che ha consentito tutto questo …. ). Le uscite degli anni passati invece erano quasi sempre veramente preziose. Scorrere l’elenco per giudicare di persona : https://www.jazzmessengers.com/en/117/complete-catalog-of-the-label-american-jazz-classics?p=2

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  2. beh, va bene il materialismo storico ma ma vuoi mettere il “mistero misterioso” di un triangolo catalano a suon di swing tra la Boqueria e la Pedrera, cullati da lievi cerveza low cost? (tra l’altro il negozio resiste, un luogo fisico delizioso in cui perdersi quando si passa da quelle parti) : https://www.google.com/maps/place/Jazz+Messengers+Club/@41.3910946,2.1523124,15z/data=!4m5!3m4!1s0x0:0xb26e432e4cfba6f8!8m2!3d41.3911004!4d2.1523046
    abrazo! 🙂

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